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Calcio Serie A

Daspo e tessera del tifoso, l'incoerenza del mondo del calcio

Daspo e tessera del tifoso, l'incoerenza del mondo del calcio

Meglio tardi che mai. La tessera del tifoso, i daspo e tutte le limitazioni imposte dai 'geni' dell'osservatorio sulle manifestazioni sportive sono un fallimento colossale. Lo ha detto ieri l'amministratore delegato del Parma Pietro Leonardi.

E giù applausi e cori di incitamento, ma anche una lunga scia di seguaci che da ieri ripetono le stesse parole del dirigente crociato.
Ma la domanda sorge spontanea: dove erano questi signori quando hanno approvato ed imposto, come in un regime totalitario, tutte le limitazioni che hanno svuotato ed imbruttito gli stadi italiani? Dove erano? E’ bastato l’ennesimo tafferuglio premeditato per far cambiare idea a tutti? Come sempre, in questo paese servono i morti e i feriti prima di cambiare una legge. E’ una storia vecchia, una cattiva abitudine che fa parte del dna dei nostri politici e di chi ha in mano il potere, calcio compreso.
Noi di SportParma è dal 2006 che denunciavo ad alta voce l’inutilità di tutti i provvedimenti restrittivi (inefficaci) e le ingiustizie che ruotano attorno al pallone. E non lo diciamo per vanto, ma perché era talmente evidente che tutto il pacchetto sicurezza voluto da Maroni fosse inefficace, oltre che anticostituzionale; tant’è che a dicembre il Consiglio di Stato ha etichettato come illegittima la tessera del tifoso, perché costituisce una pratica commerciale scorretta ed è perciò illegittima. Intanto le società e alcune banche hanno immagazzinato dati e ‘accalappiato’ nuovi clienti.
Per non parlare dei divieti di trasferta, delle autorizzazioni preventive per esporre uno striscione, delle numerose difficoltà nell’acquisto di un biglietto, e delle limitazioni di circolazione dei tifosi sul territorio nazionale che neanche Mussolini avrebbe partorito. Una valanga di cazzate che hanno annullato gli scontri negli stadi, ma non hanno certo risolto tutti i problemi. Per non parlare dei Daspo: misure assolutamente inefficaci. Se uno commette un reato deve essere condannato penalmente. Punto, non esistono altre soluzioni. Eppure in questo Paese si perde tempo a inventarsi genialate incomprensibili, frutto delle menti nevrotiche di chi crede di conoscere il calcio, ma in realtà non è così.
I fatti accaduti al Bar Gianni, per l’ennesima volta preso di mira dalla furia ultras, hanno a che fare con il calcio. Sostenere il contrario e parlare di semplici delinquenti è sbagliato. Se non ci fosse stata la partita quei 100 teppisti non sarebbe venuti a Parma. Il mondo del calcio si assuma le sue responsabilità, perché quando il signor Maroni e i suoi soci hanno imposto le loro invenzioni, tutti sono rimasti in silenzio e hanno accettato a testa bassa.

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