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Rugby

La prima del Centro di formazione Under 16

La prima del Centro di formazione Under 16

Si è chiusa da pochi giorni la prima stagione del centro federale di Parma sotto il coordinamento di Giorgio Prati, il quale analizza questa prima esperienza.

Era la fine di ottobre quando il coordinatore tecnico federale, Francesco Ascione, venne a Parma per sancire il conferimento alla nostra città, e al suo movimento, di uno dei centri di formazione Under 16 (col nuovo corso federale saranno 32). Tutte le società di Parma erano presenti ma in seguito l’Amatori si è defilata dalla gestione non condividendo il fatto che da “capofila” dovessero fare i Crociati Rugby, che a livello giovanile hanno solo l’Under 20, anziché una società con un intero e collaudato settore giovanile. Amatori che in precedenza era stata affidataria di un centro simile. Quale direttore tecnico fu scelto l’allora allenatore dei Crociati Rugby, Francesco Mazzariol. A metà gennaio la presentazione ufficiale e il via agli allenamenti, un pomeriggio a settimana fino a pochi giorni fa. Nel frattempo Mazzariol era stato sollevato dall’incarico dai Crociati trovando posto all’Accademia di Parma per sostituire Philippe Doussy. Il programma di lavori predisposto da Mazzariol lo ha portato avanti Paolo Bettati coadiuvato da Riccardo Piovan e da altri tecnici sotto il coordinamento di Giorgio Prati. «Siamo partiti un po’ in ritardo ma siamo riusciti a mettere in piedi una struttura che ha lavorato bene, si è impegnata e ha visionato tanti ragazzi di Parma (non dell’Amatori ma non per scelta interna, ndr) e Piacenza; a questi ultimi devo fare un grande plauso per le trasferte. Tutti si sono comportati molto seriamente. Abbiamo creato uno staff importante. Mazzariol nonostante l’impegno con l’Accademia era comunque vicino. Appena poteva passava, s’informava, c’era comunque una presenza ed è stato fondamentale. Il programma lo ha portato avanti bene Bettati». Il lavoro è stato comunque svolto seguendo quello che era il “protocollo” federale. «Abbiamo cercato di alzare molto l’asticella. Abbiamo anche giocato contro alcune squadre straniere, neozelandesi e francesi, proprio per metterli di fronte a realtà più elevate della nostra. I ragazzi hanno risposto bene nonostante le differenze anche fisiche e l’approccio è migliorato rispetto all’inizio». L’obiettivo del centro è anche quello di uniformare lo standard di allenamento nelle varie società in modo da avere un equilibrio tra gli atleti. «Abbiamo cercato di trasmettere questo: sarebbe l’ideale perché le differenze sono state evidenti. Questi centri sono sicuramente un’istituzione molto positiva: giocatori nel nostro territorio ce ne sono, è una zona ricca. E’ la strada giusta per farli crescere per cui sarebbe bello riuscire a coordinarsi tra tutte le società in modo da avere delle metodologie comuni». L’augurio è che oltre alla qualità aumenti pure la cooperazione.

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