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Rugby

Metti una sera a cena con Murray Mexted

Metti una sera a cena con Murray Mexted

  Uno dei grandi All Blacks, 72 caps, è stato protagonista della due giorni di corso di specializzazione presso le strutture della Rugby Parma sotto l'egida della Fir. Per lui una cena di benvenuto particolare

Forse non tutti sanno che Murray Mexted, numero 8 degli All Blacks con 72 caps nel curriculum, ha giocato a Parma. Una partita: esattamente quella per celebrare il 50° compleanno della Rugby Parma Fc 1931 tra i gialloblu e il “Resto del Mondo”, al Tardini. Eravamo a fine stagione 1981/82 e Mexted al tempo era in Sudafrica; a invitarlo fu “Dougo” MacDonald, sudafricano che aveva giocato con i gialloblu agli inizi degli anni ‘70. Mexted, insieme a Chris Boyd, coach dei trequarti dei Junior All Blacks, e Tony Hanks, skills coach dei London Wasps, è stato a Parma per la due giorni del corso di specializzazione per tecnici e giocatori (vedi foto nella Image Gallery in alto a destra, ndr); giovedì sera ha potuto incontrare nuovamente molti di quei giocatori della Rugby Parma: «Sono molto contento di essere qui stasera e di ritrovarvi. Mi spiace non potervi salutare in italiano. Per me fu un piacere ed un onore essere a Parma allora e lo è anche adesso perché il rugby è oltre il rugby: ti permette di essere coinvolto insieme ad altre persone, di condividerne i momenti» Mr Mexted said.
C’erano Fulvio Panciroli e Giovanni Serra, c’era Daniele Tebaldi, che in quella partita celebrativa giocò nel Resto del Mondo perché allora diciannovenne militava nel Noceto, Giovanni Banchini, Andrea Bertolini, Luca Obbi, Sandro Ghini, il traduttore, suo fratello Antonio e altri. Ce n’era anche uno alto, pelato che era di difficile connotazione per cui dovetti chiedere chi fosse … Era Roberto Tavella: “il monaco zen”. Lunga è stata la disquisizione, a fine cena, tra lui e Mexted, che si occupa dell’aspetto mentale nel rugby, sul “processo di attivazione”, sulla mente, sull’azione, sul “cervello rettile” eccetera: cose pesanti (nel senso di rilevanza …).
Si è capito, in quel momento conviviale, che «il mondo del rugby è grande ma allo stesso tempo piccolo» come ha sentenziato Mexted. Perché? Intanto proprio per la liaison Mexted-MacDonald-Rugby Parma, poi perché fu lui a “portare” Kieran Crowley (ex All Blacks ora head coach del Canada, ndr) alla Rugby Parma, infine perché molti dei neozelandesi che sono passati di qui sono amici suoi. Vedi John Hopkin, l’enorme apertura di stanza a Parma nel campionato 1984-85 che ora allena una Under20 nella provincia di Wellington. L’occasione è propizia per raccontare a Mexted della “guerra di Catania” con tre ragazzi appiccicati per menarlo, a Hopkin, e lui che se li porta appresso rispondendo per le rime. O come Jeff Bradburn, compagno di Bertolini nell’Amatori. Quando dico a Mexted che i primi stranieri che ho visto giocare a Parma furono i neozelandesi Brian Riley e Colin Farrell …: «Colin Farrell!» esclama lui «Mi ricordo una partita con gli All Blacks (due i caps, ndr); fecero un calcio alto su di lui, la bucò» e mima come «Non lo chiamarono più. Un discreto giocatore comunque, buon attaccante». Chiacchierando spunta la Francia e la sfida tra Toulouse e Agen, dove giocò, in cui, racconta con aria enfatizzante, si affrontavano sei terze linee con caps internazionali tra cui il francese Dubroca che faccio presente di aver avuto il piacere di conoscere ad Agen, ne era il presidente, quando seguii la Rugby Parma in Challenge Cup.
«Veramente!?» sgrana gli occhi stupito «La Rugby Parma ha giocato con l’Agen? Quando?». Allora gli spiego. Lo stupore aumenta quando nell’argomento lingua straniera entra lo spagnolo per via dei giocatori sudamericani che spesso militano nella locale squadra di baseball: «Baseball!? Giocate a baseball?». Gli rispiego. Al che mi fa notare che là, loro hanno il softball e sono pure forti. Confermo di esserne al corrente e gli do lo scoop che c’è stata una giocatrice di origine Maori nella squadra di Parma. Al che lo stupore si eleva alla terza «Anche una squadra di softball avete!?». Eh, caro “Mario” … qui da noi demoliscono gli stadi per costruire enormi palazzoni ma di sport ne facciamo tantissimo e anche di alto livello …

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