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Mondiali baseball, conclusa la parentesi parmigiana

Mondiali baseball, conclusa la parentesi parmigiana

Un bilancio col presidente del Parma baseball, Rossano Rinaldi, con un occhio al futuro. "Un grazie a tutti i volontari che ci hanno dato una mano nell'organizzazione"

Il temporale di domenica sera si è portato via il mondiale. Parma ha chiuso il sipario dopo le tre partite annunciate; un peccato non aver potuto godere sino in fondo della più bella delle tre partite quale è stata Canada-Taiwan fino al 6°, momento della definitiva sospensione. Un mondiale che ha tenuto a battesimo il nuovo impianto dell’Aldo Notari che, come abbiamo avuto di modo dire, nel complesso è sicuramente un bell’impianto con novità piacevoli ed importanti, evidenziate anche dagli “stranieri”, con qualche piccola pecca (il vice presidente federale Massimo Fochi ci ha fatto presente, ad esempio, che era in previsione il potenziamento dell’illuminazione): il famoso strabismo di Venere.

Con il presidente del Comitato organizzatore locale, che altri non è che il presidente del Parma baseball Rossano Rinaldi, tracciamo un bilancio di questo quarto mondiale italiano/parmigiano con qualche divagazione sul tema.

Presidente, soddisfatto di come ha risposto il pubblico?

«Globalmente, tra la partita di stasera (domenica, ndr) e la prima non mi aspettavo niente di più, con l’Italia sicuramente qualcosa in più».

Con l’Italia penso di poter dire che abbia influito il costo del biglietto, vi sono state moltissime lamentele al riguardo, non solo del prezzo dell’intero ma anche del ridotto a partire da 3 anni: lei cosa dice?
«Credo che i 25 euro un po’ abbiano influito, noi lo avevamo segnalato, probabilmente non erano alla portata di tutti; se poi sommiamo la storia dei mini abbonamenti, alla fine siamo stati un po’ penalizzati anche se nel complesso non possiamo lamentarci, con l’Italia c’erano oltre 1000 persone».

Grifantini, Dallospedale, Zileri; complessivamente positivo il loro mondiale, se si eccettua la prima faticata partita del pitcher, ma una parola in più la vorrei spendere per Zileri, il più positivo: diventerà, è sulla buona strada, un’altra pietra miliare del baseball parmigiano?
«Noi ce lo auguriamo, non dipende però solo da noi, anche perché il Parma baseball ha dato dimostrazione di credere sempre in lui, anche in momenti più difficili come i primi due anni di crescita. Io sono convinto, e l’ho già detto da tempo, che sarà lui il nostro vero capitano e portabandiera del baseball parmigiano dei prossimi anni. Questo lui lo sa».

E’ un mondiale “senza stelle”, la gente ha fame di grandi giocatori, di Mlb per esemplificare. E’ sparita la Coppa Intercontinentale, possono mutare gli scenari del mondiale, magari sostituendolo col Wbc?
«Mah, tutto è possibile ovviamente, ma è una questione che coinvolge le politiche delle organizzazioni mondiali: l’Ibaf, la Mlb. Credo che andrà inserito nell’agenda delle discussioni. Il Wbc è una grandissima manifestazione, ma credo che per la prossima edizione un girone debba necessariamente coinvolgere l’Europa, perché si parla, si parla, ma se si vuole investire bisogna investire anche in spettacoli. Il pubblico ha sicuramente voglia di vedere i campioni che vede in Mlb. Questo tipo di mondiale può avere il suo spazio magari in altri momenti della stagione, tipo non in questo periodo quando in Major la stagione arriva al culmine, ma come il Classic dovrebbe adeguarsi in qualche modo. Forse la Mlb dovrebbe fare un passo indietro; comunque il mondiale, questo mondiale, può avere la sua validità perché oltre al baseball sfrenatamente pro c’è anche “l’altro baseball” come quello che stiamo vedendo».

Per consentire lo svolgimento di queste tre partite, la società alias il COL, si è avvalsa dell’opera preziosa di parecchi volontari, ce n’era veramente uno ogni angolo, come ad esempio i ragazzi dell’Under 21 disimpegnatisi quali manutentori del terreno di gioco. Quanto personale avete avuto a disposizione?

«Tra volontari, al 100%, che ringrazio pubblicamente e che per la passione per questo sport si sono resi disponibili a darci una mano, ed i nostri dirigenti circa una quarantina che per un’unica sede non sono pochi. I nostri ragazzi della franchigia si sono prestati per la cura del campo e secondo me questo è anche un bel messaggio che diamo all’esterno. Devo anche aggiungere che Massimo Fochi gli ultimi quindici giorni prima del mondiale li ha passati in campo, anche perché la Stu è arrivata un po’ lunga e quindi si è dovuto correre e far fronte comune: non so quante persone nelle vesti di vice presidente della società e della federazione lo avrebbero fatto. A lui in particolare, ma a tutti quanti, un grazie sentito».

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