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Baseball e Softball

Parma: da Rinaldi a Zbogar, per gradi. Che futuro?

Parma: da Rinaldi a Zbogar, per gradi. Che futuro?

E’ dal 2007 che la parola “Progetto”, unita a Parma, viene pronunciata a più riprese dai dirigenti del Parma baseball. Quale? Prima se n’è andato Zileri, che portava anche lo sponsor … , poi Desimoni, ora Poma (a San Marino) e, forse, Rivera (probabilmente a Rimini). Vediamola in modo acritico. Torna in mente il Parma calcio dell’epoca Ceresini: non potendosi permettere di spendere e spandere, i giovani talentuosi, di Parma e non, una volta cresciuti venivano ceduti a club di serie A realizzando quella che si chiama “una plusvalenza”, anche sostanziosa in alcuna casi. In quel modo si dava una sistemata al bilancio: le piccole società di calcio dovevano, e devono, agire così. Ma il Parma baseball non è una società “piccola” di una serie inferiore. E nel baseball non funziona esattamente così, ovvero: se i migliori se ne vanno, il bilancio non lo sistemi di molto. E i migliori se ne vanno, oltre ai sopracitati parmensi aggiungiamo pure Sambucci e colui che è arrivato lo scorso anno Noguera, perché da altre parti guadagnano di più (principalmente). Non si può certo biasimarli. Di baseball non si vive, giocare in Ibl è un impegno considerevole per cui se arriva una società che ti offre uno “stipendio” decisamente superiore (e te lo paga tutto), puoi dire di no una volta, due, poi ognuno deve guardare a casa propria. Perché un conto sono le belle parole e le promesse e un altro i fatti. La massima espressione del baseball parmense vive da anni in situazioni finanziarie precarie; il presidente Rinaldi è andato ripetendolo a ogni presentazione di stagione che il budget era limitato, usando un eufemismo. E negli ultimi anni ecco uno sponsor diverso ogni anno che dura giusto il tempo di quella stagione poi, amen. Come mai?

Rinaldi si fa ora da parte, per gradi: si occuperà della gestione dello stadio, la convenzione col Comune è a nome Parma baseball, e gestirà il pregresso fino al completo passaggio di consegne, ergo debiti esclusi in quanto i conti potrebbero non tornare, a Paolo Zbogar, deus ex machina della Franchigia Parmatriveneta, e alla sua “1949 Parma BC asd” della quale gli altri due principali attori sono Andrea Savani e Maurizio Renaud. Tornerà Cariparma? Anche se tornasse, contatti vi sono stati ma il rebus, al momento, pare di difficile soluzione, non risolverebbe il problema, considerando quanto mise sul piatto nelle ultime due stagioni della sua seconda epopea di sponsorizzazione; ma, come dice il detto dialettale, “putost che nienta …”. L’obiettivo immediato della cordata di Zbogar è trovare qualche sponsor, ovviamente, anche creando una rete tra i soci e gli amici dei soci in modo tale da soppiantare definitivamente la vecchia società e agire in discontinuità sotto diversi punti di vista. Non sarà facile ma val la pena provarci per una delle più grandi realtà del baseball italiano e dello sport parmigiano.

Che squadra in campo? Via i pochi parmigiani di un certo rilievo, e pure Guarda e Spada, verranno reclutati quei pochi ulteriori giovani più o meno validi per la categoria e via. E il campionato sarà quel che sarà. La Fortitudo Bologna di fine anni ’90 ebbe qualche problema, retrocesse in A2, allora si poteva, tornò in auge l’anno successivo, affidandosi anche al proprio vivaio, e di lì a qualche anno più forte di prima con l’aiuto anche degli sponsor; con un’unica differenza, rispetto al Parma, non da poco: il Parma non ha un settore giovanile, da decenni, per questo non può fare passi indietro se non nel vuoto (anche se oggi, la Fortitudo, non è che sia piena di bolognesi).

Il progetto di una squadra prettamente “parmense” sul quale si faceva, giustamente, conto anni fa se non naufragato si è arenato. Sarebbe bello, oggi, poter contare su un roster con Desimoni, Zileri, Poma, Scalera, Leoni, Rivera, Fanfoni, Fossa, magari Pomponi, chissà Bocchi, con qualche piccola eccezione “forestiera” come Sambucci oltre a un paio di elementi della parte veneta della Franchigia (stranieri a parte). Ma non è così. Perché la storia di oggi è un’altra rispetto a quella di ieri.

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