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Il Basket Parma chiude un ciclo, riparte dalla B regionale. Ma la brutta figura è degli imprenditori parmensi

Il Basket Parma chiude un ciclo, riparte dalla B regionale. Ma la brutta figura è degli imprenditori parmensi

Sebbene manchi ancora il comunicato ufficiale e sui siti della società e della Lega Basket Femminile non se ne faccia cenno, di fatto è arrivato il temuto giorno della fine della storia (almeno nelle serie che contano) del Basket Parma. Un ciclo glorioso ultratrentennale si è quindi concluso con i playoff 2015/2016.

Gli appassionati della palacanestro parmense sperano sia una fase transitoria, ma qualche dubbio sulle possibilità di una rapida risalita c’è, anche perchè le motivazioni che hanno portato a questa decisione hanno un origine che nessuno si sarebbe aspettato alla vigilia di una stagione terminata ai playoff e soprattutto dopo 42 anni colmi di soddisfazioni. La doccia gelata, a stagione in corso, è stata l’improvvisa interruzione del sostegno finanziario da parte di importanti sponsor.

Sul sito dell’attuale main sponsor, Lavezzini, campeggia ancora (http://www.lavezzini.it/lavezzini-basket-parma/nuova-stagione-in-a1.html) il comunicato d’inizio della stagione scorsa, che suona in maniera quantomeno singolare se si va a guardare questo passaggio: “Storia passata che si apre nel presente e si proietta nel futuro, in una perfetta unione temporale e nell’ambito di una continuità di progetti che partono dal settore giovanile, vanno alle numerose iniziative legate al sociale e con in più la ferma intenzione di rappresentare l’ombelico del basket femminile di Parma e provincia”.
Se dovesse essere proprio la defenzione del main sponsor (come possiamo al momento solo ipotizzare, essendo Lavezzini il principale sostenitore della compagine gialloblù) ad aver causato  l’improvviso dissesto nelle casse della società con sede in via Lazio, questa frase letta a posteriori lascerebbe ancora più di stucco.

In redazione non avremmo voluto dover commentare la brutta situazione in cui versa il Basket Parma, un po’ perchè parti in causa avendo affiancato la squadra per oltre un lustro come media service e fornitori, un po’ perchè da tifosi delle tigri gialloblù speravamo nella soluzione miracolosa che potesse arrivare proprio da quegli industriali del territorio che si dicono da sempre pronti a salvare le tradizioni, le eccellenze, il lavoro, lo sport con tante belle parole. Il principio dovrebbe valere per tutti. A meno che non si pensi che il costo delle giovanili e della formazione di giovani talenti del basket o di qualunque altra disciplina diversa dal calcio non valga la pena.

Restiamo quindi in attesa di conferme ufficiali, o di smentite, ma la strada pare ormai segnata. Si riparte dalla B regionale che per i non addetti ai lavori corrisponde alla terza serie dopo Serie A1 e A2, un doppio salto indietro. Una scelta difficile ma fatta per scongiurare eventi ben peggiori. Per capire l’entità del salto fino al 1980-81, la Serie B era il secondo livello, subito dopo la Serie A, ma la creazione della Serie A2 prima e della Serie B d’Eccellenza poi ne hanno diminuito l’importanza. Nel 2012 l’istituzione della Serie A3 sancì il nuovo declassamento della B a campionato regionale. Dalla stagione 2015-2016, con l’eliminazione della A3, la Serie B è divenuta il terzo livello nazionale, il primo organizzato a carattere regionale.

Sembra di tornar a quanto è successo con il Parma Calcio 12 mesi fa, ma con una serie di fattori invertiti e soprattutto mancanti. Qui la società non è fallita e la squadra non è retrocessa. Qui è l’intero sistema sport di Parma a mostrare ogni anno che passa le proprie debolezze, non sostenuto adeguatamente dagli unici in grado di tenere a galla realtà che producono vero sport, ma non denari. Quegli imprenditori parmigiani (o parmensi) che non fanno seguire a tante belle parole azioni concrete. E collezionano brutte figure.

Tanto a pagare dazio in queste situazioni sono come sempre gli atleti, i tecnici e coloro i quali ogni giorno spendono soldi per nutrire la propria passione. Ma stiano tranquilli questi veri e propri eroi della resistenza sportiva. Anche ad un osservatore poco attento non sfuggirà la realtà dei fatti: non sono loro a doversi sentire in colpa.
Francesco Lia
Direttore SportParma

 

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