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FOCUS – La Fulgor Fidenza e il caos basket. Parla il presidente Orlandi

FOCUS – La Fulgor Fidenza e il caos basket. Parla il presidente Orlandi

Comincia oggi il viaggio di Luca Bellelli e Sportparma tra le realtà sportive del nostro territorio per approfondire e capire qual è lo stato di salute delle singole società dopo oltre un anno di pandemia, limitazioni, campionati annullati e palazzetti chiusi al pubblico.

Lo sport dilettantistico ai tempi del Covid: ne abbiamo parlato con Andrea Orlandi, presidente della pallacanestro Fulgor Fidenza. Il pensiero del presidente che forse più di tutti riassume l’attuale situazione è che “se in Federazione c’è un organo preposto all’organizzazione e al coordinamento dei campionati, allora forse non ha proprio del tutto funzionato”.

Per comprendere meglio il pensiero di Orlandi, nocetano di nascita e fidentino d’adozione, occorre partire dal marzo 2020, da cui sembrano però trascorsi secoli: “Nel corso del primo lockdown, comprensibilmente e con grande tempestività, la linea guida adottata dalla Federazione Italiana Pallacanestro fu quella di chiudere tutto. Fin qui niente da obiettare e provvedimento relativamente’ facile’ da attuare perché le circostanze (e l’imprevedibilità della situazione) non permettevano altro. Tre mesi di tutto spento. Tra marzo, aprile e maggio, come società ci siamo arrangiati con videochiamate e videoconferenze con l’applicazione Zoom per far sì che i ragazzi continuassero a fare gruppo e anche, nei limiti del possibile, ad allenarsi, grazie ai nostri preparatori. Cose più simpatiche che effettivamente utili, ma l’importante era mantenere viva la passione per il gioco“.

Con l’arrivo dell’estate, ci riattrezziamo per la ripartenza della nuova stagione, in un periodo in cui in Italia, dalle discoteche in giù, era concesso tutto. Costruiamo una prima squadra molto, molto forte, facciamo acquisti anche per le giovanili e aggiungiamo al parco allenatori altri due coach professionisti.
A ottobre però il mondo finisce per la seconda volta –
continua il presidente Orlandi -. La Federazione ne fa anche una questione per così dire ‘etica’, in attesa di capire come evolve la situazione ci si ferma per rispetto, mentre il numero di contagiati e morti aumenta sempre di più. In periodo di seconda ondata, gli allenamenti all’aperto e distanziati erano concessi, e grazie anche all’amministrazione comunale, una sezione esterna al palazzetto viene pavimentata, consentendoci di fare allenamento, che è stato svolto ad esempio anche in mezzo alla neve. È stata una soluzione estremamente inusuale per uno sport come il basket, che da un punto di vista meramente pratico e organizzativo, nell’attuale situazione è il peggiore degli sport, venendo giocato al chiuso e prevedendo corpo a corpo e contatti continui. Il nostro e dell’amministrazione è stato quindi un grande sforzo, che ha permesso però a tantissimi ragazzini altrimenti obbligati a stare solamente in casa, senza neanche poter andare a scuola, di fare allenamento e, cosa ancora più importante, di continuare ad alimentare la passione per lo sport che è la filosofia della nostra società sportiva”.

Già a ottobre 2020, uno scettico Orlandi era già convinto che di allenamenti veri e partite si sarebbe riparlato a settembre 2021. Finché a gennaio la Federazione cambia completamente visione rispetto a ottobre: tutti i tesserati, dalle giovanili fino ai giocatori di prima divisione amatoriale, sono da considerarsi di “interesse nazionale”: viene così aggirato l’ostacolo posto dal Governo e dai continui DPCM composti da sempre più pagine. Questo specifico esemplare del “Fatta la legge, trovato l’inganno” tanto caro all’Italia è, per Orlandi, il problema principale di tutta questa storia: in neanche sei mesi vengono fornite due linee guida diametralmente opposte. Se è vero che la Fulgor è dilettante perlopiù sulla carta, ma per fatturato, allenatori professionisti di cui dispone e seguito della gente, rappresenta di certo qualcosa in più, è anche vero che, così facendo, la Federazione equipara i dilettanti ai professionisti.
La situazione quindi prevede la questione dei tamponi, la presenza di un Covid manager, il problema dei trasporti sui mezzi della società e molti altri protocolli da rispettare rigidamente. La scelta della Fulgor è stata dunque quella di non partecipare ai campionati di Serie C Gold (che è il livello più alto dei campionati regionali) maschile, C femminile, né alla Promozione maschile. Rinuncia ai campionati attuata anche da molte altre squadre: su 14 inizialmente iscritte alla C Gold maschile dell’Emilia Romagna, solo 4 sono rimaste a parteciparvi.

Al momento, alla Fulgor solo il settore giovanile è in attività per quanto riguarda gli allenamenti (fatta eccezione per il minibasket). Sono allenamenti distanziati, in cui si curano la tecnica di tiro, con varie sessioni apposite, e la parte atletica che non prevede contatto.
Ennesima contraddizione che Orlandi ci fa notare: inizio marzo ’21, con la terza ondata in agguato, la Federazione organizza ugualmente i campionati giovanili. Nel caso della Fulgor si parla di 5 squadre del settore giovanile, e tra giocatori, tecnici e staff vari si arriva a circa 90 persone in totale, che, in caso di partita, dovrebbero fare i tamponi 24 ore prima della gara (senza contare la teorica possibilità di infettarsi in qualunque altro momento a partire da un secondo dopo aver avuto esito negativo del tampone, e prima di aver giocato).
Il numero di tamponi da fare potrebbe inoltre raggiungere i circa 250 alla settimana in occasione dei turni infrasettimanali.
La circostanza del doveroso, continuo monitoraggio medico, e l’apprensione che deriverebbe da ogni minimo malessere di un giocatore, per Orlandi, “ti toglierebbe del tutto il piacere della partita, del gesto tecnico, e ridurrebbe il tutto solo a una questione di salute. Nelle attuali circostanze partecipare a un campionato sarebbe del tutto insensato”. Questa visione è condivisa, per restare in zona, dalla Pallacanestro Reggiana, da Virtus e Fortitudo a Bologna.

Per concludere, la passione per lo sport che anima i suoi ragazzi è la stessa di Orlandi, il quale dal suo punto di vista manageriale si rammarica di come, dopo il primo momento di comprensibile smarrimento e incertezze del marzo ’20, la confusione abbia continuato a regnare sovrana: “Abbiamo ricevuto qualitativamente e quantitativamente scarsissima comunicazione dalla Federazione, con tutta la responsabilità della vicenda che è stata scaricata “a valle” sulle singole società”.

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