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Bianchi (DG Pallavicino): «Sempre più difficile pensare di giocare a calcio»

Bianchi (DG Pallavicino): «Sempre più difficile pensare di giocare a calcio»

Il ritorno sui campi è un pensiero sempre più remoto. Specie tra le società di calcio dilettantistiche, che già stanno facendo i conti con i danni arrecati dal Coronavirus e che dovranno organizzarsi in qualche modo per ripartire una volta che l’incubo della pandemia sarà del tutto svanito.
Inizia con un’intervista a Michele Bianchi, Direttore Generale del Pallavicino Calcio, il “viaggio” della redazione di SportParma all’interno del mondo del calcio parmense, che rischia di essere travolto dalle tante problematiche che questo momento storico sta facendo emergere.

 

Bentrovato, Direttore. La cittadinanza di Busseto ha registrato  numerosi casi di contagiati da Coronavirus. Come sta vivendo questo difficile momento il Pallavicino?
«Al momento il “bollettino” del nostro paese conta 17 contagi e 6 decessi: per una cittadina che ha circa 7.000 abitanti sono numeri importanti. Noi confiniamo tra Cremona e Piacenza, da dove tutto è partito; molti dei miei ragazzi della Juniores Regionale arrivano da quelle zone, per cui con loro e il resto del settore giovanile l’attività è ferma già dal 20 febbraio. Per quanto riguarda la prima squadra l’attività è durata una settimana in più. All’inizio, in quella settimana che per noi aveva fatto seguito alla vittoria col Salso, ci eravamo allenati come sempre, ma onestamente devo ammettere che avevamo sottovalutato la cosa. Anche perché dai media nazionali arrivavano notizie abbastanza rassicuranti: sembrava essere poco più di un’influenza. Tant’è che la Federazione, inizialmente, aveva espresso l’intenzione di far giocare, seppur a porte chiuse. Soluzione che non avrebbe trovato il mio consenso: il calcio dilettanti senza pubblico non ha ragione di essere».

Si discute molto su come si debba concludere la stagione 2019/2020. Annullare tutto e ripartire, considerare la classifica attuale oppure proseguire coi recuperi di campionato fino al 30 giugno.
«Non è possibile pensare a una soluzione allo stato attuale delle cose. La testa al momento è altrove: dobbiamo provvedere alla salute nostra e a quella dei nostri cari. In questo momento – sono onesto – non ho la lucidità per poter capire quale sia la decisione migliore da adottare, alla luce anche della nostra precaria situazione di classifica che ci rende particolarmente interessati degli sviluppi. Forse, la soluzione che potrebbe mettere più d’accordo tutti sarebbe quella di promuovere solamente le prime classificate, annullare le promozioni tramite i playoff e le retrocessioni tramite i playout e far retrocedere solo l’ultima o le ultime due classificate, a seconda degli ordinamenti dei campionati (in Prima e in Seconda Categoria retrocede direttamente l’ultima in classifica, ndr). Ma, ripeto: questo è l’ultimo dei problemi».

Andando oltre l’aspetto sportivo, questa crisi avrà gravi conseguenze in ambito economico. I club della nostra provincia ne risentiranno senz’altro.
«Il trend che si era verificato fino a ora, ovvero con i budget delle società ridotti di anno in anno per mancanze di sponsor, rischierà di essere ulteriormente estremizzato. Molte società già nell’immediato avranno grosse difficoltà: basti pensare a chi fa attività di base che rischia di perdere diversi guadagni. Nel nostro piccolo, penso al torneo “Sarò campione”, organizzato dal GS Busseto per le categorie Esordienti e Giovanissimi – che prevede la partecipazione di una ventina di squadre e che è comprensivo di un quadrangolare Juniores sponsorizzato dall’Avis di Busseto, come pendice conclusiva. Se il settore giovanile dovesse essere fermato in anticipo, diventerebbe impossibile organizzare questo torneo. E tra bar, biglietteria e sponsor vari la nostra comunità verrebbe a perdere, oltre che un evento, anche un indotto importante».

I club potranno beneficiare di norme straordinarie dal punto di vista fiscale?
«Io spero proprio che sia così. Mi auguro che la LND tenga conto di questa situazione di emergenza per poter dare un sostegno concreto alle società che rischiano di non poter più svolgere le rispettive attività, a livello di prima squadra e anche di settore giovanile. Se non ci saranno aiuti, il destino di molte società sarà inevitabilmente segnato. Già alla situazione attuale i problemi sono molteplici: giocare a calcio o praticare qualsiasi altro sport per i ragazzini e anche per i più grandi è un diritto e un divertimento, di cui ad ora nessuno può più godere. A livello sociale la situazione sta diventando pesante: in futuro vorremmo tutti tornare a divertirci, ma i club non dovranno essere lasciati soli».

Senza più il sostegno economico degli sponsor sarà necessario un “ripensamento” del calcio dilettantistico?
«La strada è una sola per tutti ed è sicuramente quella di puntare sui giovani. Una scelta che, per necessità, noi del Pallavicino avevamo già fatto quest’anno. I giocatori più esperti dovranno capire che stiamo vivendo un’emergenza straordinaria e, con coscienza, dovranno prendere atto delle problematiche delle società e venire incontro alle loro richieste. Siamo davanti a una calamità senza precedenti nella nostra era, non avremo molte altre soluzioni se non quella di accettare consapevolmente di essere tutti più accorti nelle spese. Dovremo pensare a sopravvivere, non a guadagnare».

E, anche se è prematuro dirlo, per il Pallavicino che futuro si prospetta?
«Io credo che il Pallavicino per poter continuare l’attività debba solo ed esclusivamente percorrere la strada tracciata, di cui ho parlato prima. In futuro, se ci saranno ancora le forze e la voglia di andare avanti, lo si farà seguendo i crismi di un progetto con poche spese e con tanti giovani del posto da lanciare. Il Salsomaggiore, per esempio, lo fa da anni: noi ci siamo arrivati adesso, ma molte altre società dovranno capirlo velocemente».

Chiudiamo con un appello. Cosa diciamo ai giocatori e ai sostenitori del Pallavicino?
«In questi giorni di isolamento domiciliare ho avuto modo di mandare ai miei giocatori dei messaggi in privato. Ci tengo comunque a salutare tutti quanti: dai genitori e dai ragazzi del settore giovanile, ai tesserati della prima squadra e della Juniores, i tecnici, i dirigenti e gli accompagnatori che, tutti accomunati dalla passione comune per il calcio, stanno vivendo un momento critico, malinconico. Ma non dimentichiamoci che la battaglia che ora stiamo combattendo viene prima di tutto, perché in ballo c’è la salute delle persone. Ci auguriamo di tornare a pensare quanto prima all’attività sportiva che tanto ci è cara, di parlare di promozioni, retrocessioni e quant’altro; ma il pensiero ora è rivolto a guadagnare una salvezza ben più importante».

 

(Nella foto, il DG del Pallavicino Bianchi, ospite a “DDAY – Il giorno dei dilettanti”)

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