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Calcio Dilettanti

IL PAGELLONE di Eccellenza e Promozione

IL PAGELLONE di Eccellenza e Promozione

Un altro campionato di calcio dilettanti va in archivio: gli ultimi incontri playoff e playout hanno messo la parola fine sulla lunga ed estenuante stagione 2017/2018, che verrà ricordata per lo più per la salvezza miracolosa del Salsomaggiore, ancora una volta imbattibile agli spareggi per non retrocedere, e per la rinascita del Colorno che, sbaragliando la concorrenza di Felino e Piccardo (che comunque verranno ripescate), ha certificato il rientro in Eccellenza. Quella appena conclusa, tuttavia, verrà ricordata anche come l’annata delle retrocessioni illustri. In Eccellenza il calcio parmense, dal prossimo agosto, avrà una pattuglia più nutrita (da due a cinque rappresentanti), ma tra queste non vi sarà più spazio per la Fidentina, scesa in Promozione a distanza di sette anni. Finisce amaramente il ciclo anche per piazze importanti come Monticelli e San Secondo che, al netto di una stagione disastrosa, dovranno riorganizzarsi per provare a rendersi protagoniste in Prima Categoria. Scottante quanto incredibile la retrocessione della Medesanese, che scende dopo un solo anno, così come la Biancazzurra. Queste quattro squadre verranno rimpiazzate dalle neopromosse Real Val Baganza e Basilica 2000, salite entrambe dal girone B di Prima Categoria.
Le pagelle sono a cura di Lorenzo Fava.

ECCELLENZA

Pallavicino: 5,5
Inutile dire che dalla neopromossa formazione verdiana, risalita in Eccellenza dopo la stagione dei record in Promozione, ci saremmo aspettati di più. I proclami, le ambizioni e la naturale voglia di continuare sulla strada tracciata avevano fatto presagire a un’annata da protagonisti per i blues, guidati per il secondo anno consecutivo dal tecnico Alessandro Piscina. Non a caso, in estate la rosa era stata adeguata alla nuova categoria con acquisti illustri, come quelli di Berishaku, Girometta e Rieti, giusto per citare i più noti. Insomma, gli ingredienti per partire bene e proseguire meglio c’erano tutti. Eppure qualcosa all’interno dell’ambiente non ha mai funzionato, fin dall’inizio. Tanto che il campionato disputato è stato contrassegnato dalla discontinuità: le tredici sconfitte, equamente distribuite durante l’arco del torneo, non hanno mai permesso a Corbari e soci di mettere in fila serie utili durature. I bussetani si sono fermati a un massimo di tre giornate di imbattibilità e non sono mai riusciti a conseguire più di due vittorie di fila (evento capitato solo a cavallo tra dodicesima e tredicesima giornata, nei match vinti contro Salso e Casalgrandese). Nonostante gli alti e bassi, al termine dell’andata – conclusa all’undicesimo posto con 22 punti – il cammino del Pallavicino non aveva conosciuto grandi inciampi.
Da gennaio in poi, però, sono iniziati i problemi: complice una serie negativa di 8 turni senza vittorie (tra ventiduesima e ventinovesima giornata), capitata subito dopo il match vinto a tavolino contro il Castelfranco, i risultati hanno iniziato a latitare e mister Piscina, spesso al centro di ingiuste critiche, si è visto perdere le certezze, oltre che il prezioso vantaggio sulla zona playout. Pesante anche la rinuncia, in corso d’opera, a un riferimento di spessore quale Girometta, ai ferri corti con alcuni compagni. Il finale è stato tribolato, ma la vittoria casalinga contro l’Agazzanese all’ultima è bastata ad arrivare a quota 41 punti e regalare la salvezza diretta.
Il futuro riserverà molti cambiamenti: dopo un campionato vinto, una salvezza e 123 punti in ventiquattro mesi, mister Piscina – che entrerà nel mondo dei professionisti – non siederà più in panchina, al suo posto ci sarà il debuttante Fabbi. Mezzo voto in più (che vuole essere una sorta di incoraggiamento) alla stagione per il fatto che il Pallavicino è stata l’unica compagine, assieme alla Rosselli Mutina, ad aver mantenuto l’imbattibilità nel doppio confronto con i campioni dell’Axys Zola. Floppino I.


Fidentina: 4,5
Quasi non ci si crede ancora alla retrocessione della Fidentina che, dopo gli addii di Crociati Noceto, Pallavicino e Colorno degli anni
precedenti, aveva ereditato il titolo di società parmense più blasonata di Eccellenza. Ma di buono la stagione 2017/2018 non ha riservato proprio nulla al club granata. Che il campionato fosse partito sotto auspici negativi lo si era intuito il 19 settembre quando, dopo la terza giornata, la dirigenza borghigiana aveva optato per l’esonero di Michele Pietranera. Per alcuni una scelta ingiusta e troppo frettolosa, per altri scontata perché, senza fiducia, il rapporto non sarebbe dovuto nemmeno andare avanti dopo l’estate.
Con la squadra al palo, l’arrivo in panchina – anzi, il ritorno, sei anni dopo – di Francesco Montanini pareva rappresentare una saggia e sicura scelta verso la salvezza. Ma Ferretti e soci, nonostante le indiscusse potenzialità, non hanno mai spiccato il volo. Al poco rassicurante girone d’andata, concluso al quattordicesimo posto con soli 15 punti, non aveva fatto seguito alcun exploit nella prima parte del ritorno; ipotesi che sembrava molto realistica agli occhi dei più al netto del faraonico mercato invernale, che aveva portato nella rosa dei fidentini giocatori del calibro di Viani, Longhi e Alessandrini. A dispetto delle previsioni, a inizio 2018, la Fidentina è incappata nell’ennesimo periodo buio (2 punti nelle prime 7 uscite), che le è costato il sogno della salvezza diretta.
I granata sono riusciti a dare continuità soltanto nella fase finale della stagione, quando sono rimasti imbattuti nelle ultime 8 gare, con l’invidiabile score di 6 vittorie e 2 pareggi (per una media punti di 2,5 a gara). Ma lo sforzo è stato tardivo e vano: il passaggio dai playout era ormai un destino segnato. Anche se ad oggi è tanto il rammarico per il pareggio nella trasferta di Soliera nella penultima giornata, che avrebbe potuto salvare i fidentini e mandare negli inferi il Pallavicino a 90′ dal termine. La successiva vittoria contro il Castelfranco, che lasciava intendere buoni segnali, è stata solamente l’ultimo canto del cigno prima che il sipario dell’Eccellenza calasse in modo definitivo. Un campionato travagliato si è chiuso nel peggiore dei modi nel drammatico spareggio contro il Salsomaggiore, clamorosamente vincitore di un match in cui era svantaggiato in tutto e per tutto.
La crisi del settimo anno non ha dato scampo alla Fidentina. Anche se le prime avvisaglie erano arrivate già nella precedente stagione, nella quale i granata, dopo aver a lungo scherzato col fuoco, erano usciti indenni da una situazione incandescente soltanto all’ultimo. Stavolta la Fidentina è rimasta scottata: il prezzo da pagare sarà la partecipazione alla prossima Promozione. Brutto anatroccolo. 


Salsomaggiore: 8,5
Non c’è stagione che non si apra con gli immancabili presagi negativi sul Salso, solita candidata a lasciarci le penne. Tutto normale per chi sa di essere l’underdog per antonomasia. I pronostici di fine estate sui termali nascono come logiche conseguenze sulla base di rose costruite su giovani del posto alle prime armi e di campagne acquisti povere e prive di colpi ad effetto. Il ridotto budget a disposizione della società (che si ritrova a dover far della forza e del coraggio delle idee un vero e proprio mantra) non può non essere un elemento discriminante per chi azzarda con anticipo le ipotetiche posizioni di arrivo al rush finale. Poi, però, va sempre a finire che il coraggioso progetto sportivo del presidente Granelli riesca a replicare, anno dopo anno, imprese memorabili e a smentire i numerosi scettici.
L’inizio della stagione, inauguratasi all’insegna del Voltolini 2.0, aveva fatto veramente pensare al peggio: il tecnico, trovatosi a gestire una squadra priva di giocatori di grande esperienza (al contrario di quanto era accaduto nella sua gestione precedente), era stato esonerato dopo 6 gare in cui aveva raccolto 1 punto. Nemmeno l’avvento in panchina, almeno in prima battuta, del guru Vittorio Bazzarini era servito a dare la scossa ai gialloblù, sistematicamente sconfitto da qualsiasi avversario che capitasse loro di fronte. La svolta dei termali era arrivata sul calar del girone d’andata: la prima vittoria, strappata il 26 novembre, aveva dato il là ad una serie utile che aveva permesso a Bonati e compagni di concludere la prima metà di stagione da penultimi della classe a quota 13, ma con un ritrovato spirito e con propositivi battaglieri per il girone di ritorno. Infatti, al rientro dalle vacanze natalizie, i salsesi si sono trasformati e sono diventati una delle compagini più scomode da affrontare: 26 punti conquistati, 6 turni consecutivi di imbattibilità, appena 5 i ko, 20 gol segnati e 17 subiti. Questi importanti numeri hanno permesso ai ragazzi di Bazzarini di chiudere quindicesimi con 39 punti e di giocarsi il tutto per tutto nello spareggio in trasferta contro i cugini della Fidentina. Il gol di Mbengue, acquisto azzeccassimo di dicembre al pari dell’ex borghigiano Fontana, ha fatto diventare il playout del “Ballotta” – il quinto in 8 anni – l’ennesima domenica da copertina del club, che ha così scritto una bellissima pagina di storia. O, forse, sarebbe meglio dire di narrativa: e sì, perché questo Salsomaggiore rappresenta una bella favola del nostro panorama, l’isola felice in cui ogni necessità diventa una virtù. Avviso ai naviganti, mai dare per spacciato il Salso: da quelle parti hanno sette vite. Anzi, otto come le salvezze consecutive strappate in Eccellenza. Highlander.


PROMOZIONE

Colorno: 8,5
Cosa è stato il Colorno di quest’anno? Una buona dose di pragmatismo e tanto spettacolo, gioco pratico ma mentalità zemaniana. E, infatti, a posteriori, si direbbe che la squadra allenata da Mattia Bernardi sia perfettamente riuscita a coniugare tutti questi aspetti, superando a volte anche il confine di ciò che può essere rappresentato solo come immaginabile. Il record di punti (82), appartenente al Pallavicino dell’anno passato, è stato sfiorato soltanto, ma il Colorno ha strappato numeri da capogiro, grazie a giocatori senza eguali probabilmente anche in categoria superiore, restando sempre nel contesto delle squadre di Parma. Giusto per fare un esempio, ma senza voler fare torti a nessuno, citiamo solo un protagonista: vedere esprimersi il talento cristallino di Galli sui campi di periferia è valso il prezzo del biglietto.
Ma è stata la vittoria di un collettivo forte, unito e consapevole. I gialloverdi, che hanno chiuso con 23 vittorie, 8 pareggi e 3 sconfitte, sono stati un’inarrestabile macchina da gol, a segno addirittura 94 volte; Delporto (capocannoniere del torneo) e soci sono rimasti con le polveri bagnate solo in tre incontri stagionali, ma va detto che dall’ottava alla ventisettesima il Colorno è sempre andato a segno e che, più in generale, ben nove gare si sono concluse con 4 o più gol rifilati agli avversari. Per credere, chiedere conferma a Esposito e Spaggiari (portieri di Medesanese e San Secondo), costretti sul sintetico del “Dorotea Sofia” a raccogliere, rispettivamente per 9 e 7 volte in 90′, il pallone in fondo al sacco.
Il divario tra i canarini e altre compagini del girone A, a tratti, è stato quasi imbarazzante, specialmente nella seconda parte della stagione, in cui i colornesi – al tappeto solo nel turno infrasettimanale a Traversetolo – hanno via via preso il largo. Ovviamente l’estate porterà con sé qualche volto nuovo nella rosa del riconfermassimo mister, ma il presidente Saccani e il patron Gandolfi hanno buoni motivi per dormire sonni tranquilli e per programmare un’Eccellenza in cui una squadra del genere non sfigurerebbe affatto. La Promozione è stata solo di passaggio. Esagerato.


Piccardo Traversetolo: 7

Dopo i due precedenti tentativi andati a vuoto, il tanto desiderato obiettivo di raggiungere i palcoscenici dell’Eccellenza è stato finalmente raggiunto. Promozione centrata, grazie a un gioco brioso e ad una difesa granitica (la meno battuta, con appena 24 reti al passivo), ma di fatto senza vincere una competizione. A un certo punto della stagione, infatti, il club giallonero ha saggiamente puntato forte sulla Coppa Italia, dove – agevolata anche da un percorso non così proibitivo – è arrivata senza problemi a giocarsi la semifinale contro il Fabbrico. Il doppio confronto ha sorriso ai traversetolesi che, grazie alle vittorie nelle gare di andata e ritorno, disputatesi nel mese di aprile, hanno potuto festeggiare l’approdo in finale contro il Medicina Fossatone, già campione con abbondante anticipo del proprio girone. Questa situazione, di fatto, ha regalato alla compagine del presidente Scrinzi la sicurezza del primo posto nella graduatoria ripescaggi (quello che spetta di diritto a chi si aggiudica la Coppa Italia), anche se alla fine ad alzare il trofeo sono stati i bolognesi, vittoriosi per 2-1 nella finalissima di Rubiera.
Il rendimento in campionato della squadra, affidata la scorsa estate a mister Stefano Dall’Asta, si è mantenuto su buoni standard, senza raggiungere però picchi elevati, come ci si sarebbe aspettati in partenza. L’imbattibilità iniziale, durata per le prime 20 partite, aveva forse mascherato i piccoli difetti strutturali emersi nei numerosi pareggi (ben 7 fino alla diciottesima). Inoltre, il ko di fine gennaio nello scontro diretto col Felino aveva contribuito a creare qualche crepa all’interno dello spogliatoio giallonero, da cui ben presto è stato allontanato la new entry Leandro Martinez, attaccante dai trascorsi professionistici che nella breve parentesi traversetolese non ha lasciato alcun segno. Dopo qualche passo falso di troppo in primavera (vedonsi ko con Montecchio, Brescello e Fontana Audax), Margini e soci si sono rimessi in riga e dopo aver ricucito il gap dal Felino (superato proprio all’ultimo turno), sono saliti sul secondo gradino del podio, rispettando le attese della società. Dignitosamente sobrio.


Felino: 7
Due eventi extra campo hanno condizionato più di qualsiasi altra situazione di gioco la stagione del Felino, tornato in Promozione 35 anni dopo l’ultima volta. In primis, le note vicende invernali legate all’addio di un faraonico sponsor, che hanno disseminato dubbi e ansie sul futuro della società; ma – va detto – la squadra rossoblù non si è mai disunita e ha continuato a inseguire il sogno del primo posto. Più difficile, forse, è stato non arrendersi di fronte all’evidente assenza di obiettivi che ha guastato il finale di stagione, con il Felino che ha tirato i remi in barca troppo presto dopo l’avanzamento della Piccardo in Coppa, che di rimando ha cancellato anche la possibilità dei playoff. Il team del presidente Bola si è accontentato e ha salutato il campionato da terzo classificato perdendo 4 delle ultime 5 gare e chiudendo a quota 69 punti.
Dall’allestimento della rosa in sede di campagna acquisti si era capito che il Felino nutrisse, già da neopromossa, ambizioni di alta classifica. Per il navigato mister Leo Pioli, scelto come condottiero, non sempre è stato facile tenere unito un gruppo in cui erano stati inseriti elementi di spiccata esperienza e personalità, quali Potenza, Miftah, Mezgour, Terenzio e Mazzera (quest’ultimo prelevato a dicembre). Non sempre in accordo con le scelte tecniche, Miftah, dopo appena quattro mesi, ha fatto le valigie; Pioli ha salutato a fine a gennaio, dimettendosi all’improvviso prima del big match con la Piccardo, con la sua formazione al secondo posto a 44 punti in 20 turni e a -2 dal primato. Ancor più sorprendente è stata la nomina del suo successore, Davide Garulli, che in passato aveva allenato la Calestanese e sei anni prima proprio il club felinese, rimanendo sempre tra Seconda e Terza Categoria. Il debutto di Garulli è stato memorabile, con la vittoria del “Tesauri” ai danni della Piccardo, cui avevano fatto seguito 15 punti nelle successive 6 partite. Ma l’effetto sorpresa è andato scemando e il Felino, come già detto in precedenza, è andato in vacanza con la testa alla prossima stagione, in cui giocherà in Eccellenza (grazie al ripescaggio). Imperfetto.


Borgo San Donnino: 6,5
Di certo non era questo l’anno per sperare di mantenere vivi i playoff, con quelle tre fuori serie là davanti. Ma l’annata calcistica del Borgo San Donnino, mediocre in principio, si è rivelata addirittura esaltante al culmine; l’appassionato presidente Magni avrà buone ragioni di esser fiero del girone di ritorno disputato dai suoi calciatori che, sotto la sapiente guida di Simone Bertani, sono stati in grado di conseguire una serie di risultati positivi da record per la storia del terzo club di Fidenza. Dopo 13 giornate senza sconfitte, con il filotto stoppatosi solamente all’ultimo turno, i borghigiani hanno cambiato volto alla propria graduatoria, che li ha premiati con un quinto piazzamento a quota 52 punti.
I biancoblù, che al momento delle vacanze di Natale sembravano dover fare i conti con la bagarre playout, sono diventati l’outsider più temibile nella seconda parte del torneo, in cui hanno collezionato ben 31 punti, 10 in meno rispetto a quelli portati a casa dallo sbarazzino Colorno, che proprio sul campo interno del team fidentino (il “Francani” di Salso) ha ottenuto il punto necessario per festeggiare il salto di categoria. Chissà che a settembre il San Donnino non si ripresenti come una seria candidata per competere per i primi posti e per dar fastidio ai cugini più blasonati della Fidentina, con cui si giocherà il primo storico derby in Promozione. Nota di merito per il bomber Luca Montali, sempre eterno, sempre decisivo in zona gol. Nonostante l’età non giovanissima, ha chiuso a quota 22 reti, tante quante quelle di Delporto.
Il giudizio sportivo promuove pienamente il progetto del Borgo, ma c’è una considerazione ancora da avanzare e che non può non esser tenuta presente in questo consuntivo. Se i giocatori sono “merce” reperibile sul mercato e occorre oculatezza per fare la scelta migliore, non altrettanto si può verificare con i valori di eleganza, rispetto e signorilità. Quelli sono innati e dovrebbero essere i capisaldi del codice etico di ogni club, specialmente nel mondo dilettantistico, dove di solito i rapporti interpersonali prevalgono su ogni tipo di interesse. Quanto successo a inizio agosto, a pochi giorni dalla preparazione, con l’ex coach Cecchini (reduce da un periodo privato che definire delicato sarebbe eufemistico) è da paragonarsi alla più triste delle retrocessioni, sportive e professionali. Bene, ma non benissimo.


Viarolese: 7,5
Ennesimo capolavoro architettato dalla compagine di via Cornazzano. Dopo la vittoria dei playoff di Prima Categoria di due anni fa e l’impronosticabile salvezza della precedente stagione, il gruppo azzurro-granata è riuscito nella difficile impresa di ripetersi e di assicurarsi l’ennesima permanenza in Promozione. La Viarolese ha concluso all’ottavo posto con un bottino di punti elevatissimo, ben 47.
Due i grandi artefici del miracolo: il direttore sportivo Bobba, che con poche lire ha allestito una rosa in grado di potersela giocare alla pari con le altre pretendenti, e ovviamente il tecnico Roberto Fabbi, che grazie al lavoro sul campo ha levigato un prodotto grezzo trasformandolo in una pietra preziosa. Percorso netto e lineare quello della squadra di Viarolo, sempre fuori dalle sabbie mobili della classifica, sia nel girone d’andata (terminato con 22 punti, a +3 dalla zona calda) sia in quello di ritorno (in cui con 7 vittorie e 4 pareggi sono stati fatti 25 punti). La stagione lussuosa del team del presidente Casoli ha avuto anche il vanto di annoverare in rosa un attaccante del calibro di Camara, decisivo con i suoi gol. Bobba e Fabbi hanno già dato l’addio, ma hanno lasciato in eredità un’opera d’arte. 
Brunelleschi.


Carignano: 6
Non si può chiedere tutti gli anni alla compagine giallorossa di arrivare a giocarsi il primato all’ultima giornata e di totalizzare più di 80 punti, come avvenuto dodici mesi fa. Ma nemmeno di navigare a vista per metà stagione, dovendosi preoccupare di non perdere troppi punti per non sprofondare in zona retrocessione. Il calcio di un allenatore bravo e preparato come Barbarini non è mai decollato all’interno del gruppo parmense (ampiamente rivoluzionato in estate), che ha deluso le aspettative per buona parte del torneo. La poca incisività in zona gol ha via via tolto possibili vittorie e generato sfiducia all’interno dello spogliatoio; mister Barbarini dopo un anonimo girone d’andata (15 punti) e qualche altro passo falso ha rassegnato le inevitabili dimissioni a fine gennaio, lasciando Dessena e soci al terzultimo posto. Il suo sostituto, Brandolini, ha saputo rigenerare una squadra di qualità, che forse aveva bisogno solo di un’iniziazione di fiducia. La cavalcata finale (27 punti in 12 giornate), che vale un giudizio complessivamente sufficiente, ha dimostrato che questo Carignano avrebbe potuto tranquillamente competere per il quarto posto. Floppino II.


Noceto: 6
Non era affatto scontato tagliare in anticipo il traguardo salvezza, come già avvenuto nella precedente annata. L’allestimento della rosa a disposizione di Bacchini, trovatosi a gestire un gruppo parecchio ringiovanito e senza più senatori quali Terranova, Palumbo, Giordani, Rizzolini e Dellapina, aveva fatto intendere che la scalata verso la soglia dei 40 punti sarebbe stata più faticosa del previsto. Eppure i nocetani, grazie ad una partenza sprint (14 punti nelle prime 7) avevano impostato nel migliore dei modi un campionato che li ha visti giocare a buoni livelli soprattutto nella prima parte, terminata con la più che soddisfacente quota di 25 punti. Probabilmente, da febbraio in avanti, il giovane Noceto ha accusato un po’ di inconscio appagamento e ha difettato in personalità: non a caso, infatti, non è più riuscito a mettere in fila due vittorie di seguito. Le troppe e rovinose cadute (12 i ko alla fine del torneo) hanno rischiato di far sprofondare il club del presidente Bassanini in zona playout, ma l’imbattibilità nelle ultime quattro partite e soprattutto la vittoria nel match da dentro o fuori contro la Langhiranese sono valsi ai rossoblù una meritata permanenza in categoria. A Noceto si ripartirà da mister Cerri in panchina, dopo la chiusura del ciclo Bacchini. Si prevedono naturali e numerosi cambiamenti, sempre all’insegna di un mercato low cost e basato sui giovani. Fioco.


Marzolara: 7
La compagine della val Baganza è stata ancora una volta una grande rivelazione visto che, nonostante le poche risorse a disposizione, è riuscita a tenersi alla larga per tutto l’arco del campionato dagli ultimi posti.
L’asse offensivo Bruschi-Adorni-Poka ha rappresentato ancora una volta una sicura ancora di salvezza per i biancoblù, ma anche i giovani prelevati in estate (Agboton, Alessandro Colacicco e Spaggiari) sono stati capaci di ritagliarsi un importante spazio nelle gerarchie del vecchio maestro Savi, autore di un’altra storica impresa. Il suo Marzolara a settembre sarà di nuovo in Promozione, per la quinta volta nella propria storia. La squadra del presidente Barbuti, dopo aver girato a quota 23, ha concluso al tredicesimo posto (ma senza fare i playout) con la cospicua somma di 44 punti, 8 in più rispetto a un anno fa.
La salvezza diretta è stata una naturale conseguenza di uno spirito da gladiatori, dall’impeccabile approccio agli scontri diretti e dai punti strappati alle big: Colorno, Felino e Piccardo sono state bloccate sul pari, mentre il Brescello è stato addirittura battuto. Mai domo.


Medesanese: 5
L’epilogo più amaro e sorprendente dopo un avvio che, col senno di poi, è da definirsi tanto bello quanto illusorio. La Medesanese, rientrata in Promozione dopo un solo anno di assenza, è stata la più piacevole sorpresa della prima metà di campionato. Merito della coppia affiatata Peraddi-Fassa, che insieme avevano saputo ricreare entusiasmo attorno al club del patron Ceci. Già a partire dalla costruzione della squadra, con la conferma dei fratelli Guida e con l’arrivo di un top player come Ruffini. Elementi che sembravano poter garantire alla Medesanese un’annata tranquilla. Capitan Guasti e soci, inizialmente, avevano stupito tutti, andando alle vacanze di Natale da quinti in classifica con 26 punti. E con la promessa di provare a lottare nell’anno nuovo con le squadre più attrezzate.
Ma nel 2018 Medesano è tornata ad essere la piazza difficilmente gestibile che è sempre stata, sempre al centro di lotte intestine e conflitti societari. Gli addii dei Guida (quello di Alessandro definitivo, quello di Andrea temporaneo) e le numerose sconfitte collezionate nel ritorno (ben 8 ko di fila) hanno portato naufragio totale e al cambio di guida tecnica. Il ds Fassa è rimasto, provando con il nuovo mister Benedetto (ex Sissa, tra Seconda e Terza Categoria) a salvare il salvabile, ma nonostante un discreto finale – che ha permesso ai biancoblù di arrivare a 43 punti – il playout è stato inevitabile. Nella partita più importante della stagione è successo quello che nessuno si aspettava: nonostante i favori del pronostico e la possibilità di giocare per due risultati su tre, la nave condotta da mister Benedetto si è scontrata dinnanzi allo scoglio Langhiranese. Ed è mestamente affondata. Titanic.


Langhiranese: 5,5
Potremmo dire vedi sopra. La Langhiranese, così come il team di Medesano, è stata la squadra più stupefacente del girone d’andata. 15 punti nelle prime 5 d’andata, una difesa imperdonabile e un gioco forse non spumeggiante ma cinico quanto pasta per potersi inserire di diritto come quarta incomodo nella lotta al titolo: mister Paoletti sembrava aver trovato la formula giusta per alzare l’asticella del club biancorosso, reduce da agevoli salvezze ma da stagioni non troppo esaltanti. Fino alla fine del girone d’andata ci avevano creduto, in val Parma: il quarto posto a 28 punti, 7 in meno del Colorno terzo, aveva fatto pensare in grande.
Poi il giocattolo si è rotto e la Benemerita ha iniziato a mostrare tutte le sue falle strutturali. La vittoria di Montecchio, l’11 febbraio, è stato il punto di non ritorno della compagine di Langhirano, che ha smarrito la via della vittoria per oltre due mesi. Lo score di 2 punti in 8 gare aveva fatto propendere per l’esonero di Paoletti, rientrato immediatamente per il volere dei giocatori. Il finale di una stagione già di per sé surreale ha regalato un happy ending inaspettato nello spareggio della paura in quel di Medesano, in cui i biancorossi hanno parzialmente riscattato i precedenti mesi di ingiustificata assenza. Miracolata.


Biancazzurra: 5
Alzi la mano chi la scorsa estate, alla vigilia del campionato, si sarebbe aspettato una Biancazzurra in una posizione diversa rispetto a quella in cui ha terminato la stagione. Forse nessuno. La squadra sorbolese era una delle candidate a soffrire di più per arrivare quantomeno ai playout e il percorso, infatti, è stato in linea con le aspettative generali. Il verdetto finale è atroce, il club ritorna in Prima Categoria dopo un solo anno. Forse la dirigenza si starà mangiando le mani per l’avvio tribolato di stagione, con la guida dell’ex tecnico Rossi che non ha dato frutti per il primo mese e mezzo (1 punto in 6 gare). Dopo il breve interregno di Fabris, nelle vesti di giocatore-allenatore autogestito, alla vigilia della decima giornata, la panchina è stata affidata a Filippo Delmonte, che nelle sue 25 partite da allenatore della formazione di Sorbolo ha portato a casa 29 punti. Non sono bastati. Complice un tracollo vertiginoso tra marzo e aprile, che le è stato fatale, la Bianca ha chiuso terzultima con 34 punti, troppo pochi. Harakiri.


Terme Monticelli: 4
C’era una volta il Terme Monticelli che rappresentava a testa alta la provincia di Parma nel campionato di Eccellenza. C’era una volta il Terme Monticelli che anche in Promozione manteneva ambizioni da parte sinistra della graduatoria. C’era una volta il Monticelli che ora non c’è più. La società biancoceleste ha subìto in maniera decisiva l’esodo dei migliori giocatori della passata stagione, tutti trasferitisi in massa nella vicina Montecchio agli ordini di Gussoni, anch’egli grande artefice dell’ultimo campionato. Nella stagione appena terminata la squadra affidata al giovane tecnico Botta è parsa fin da subito in difficoltà nell’affrontare una categoria impegnativa come la Promozione e ha finito, alla lunga, per accumulare un ritardo troppo grande per essere colmato. La pazza idea della remuntada è passata attraverso il mercato di riparazione, che ha regalato rinforzi importanti (Cornali, Faelli e Talignani), ma è stata frenata dopo poche domeniche di disperati tentativi. Dopo appena 8 punti in tutto il girone d’andata, il Monticelli è arrivato ai 17 che si possono leggere oggi. Esattamente la metà di quelli realizzati dalla Biancazzurra, la squadra che lo precede in classifica. Non c’è molto altro da dire: le 23 sconfitte complessive hanno reso la stagione del club del presidente Ferrari un vero calvario. Occorre voltare pagina al più presto; per questo come nuovo tecnico è stato chiamato Peraddi, uno che conosce bene la realtà della Prima Categoria. Carneade.


San Secondo Parmense: 3,5
La stagione dei record negativi, che potrebbe essere perfettamente inserita in un remake della partita tra scapoli e ammogliati con protagonisti il ragionier Fantozzi e il geometra Filini. Certo, Soragna (versione 2015/2016) e Il Cervo (2016/2017) ultimamente non erano stati da meno, ma avevano racimolato una manciata di punti in più. Non si salva nulla da questa sciagurata annata: 3 allenatori (Delgrosso, Macchetti, Oddi) cambiati in corso d’opera, come 3 è il numero delle vittorie ottenute (di cui 2 con l’altra formazione derelitta del girone A, il Monticelli) che, unite ai 2 pareggi portati a casa contro Gotico Garibaldina e Noceto, a inizio settembre, danno facilmente la somma dei punti (11) con cui ha terminato il San Secondo. Le sconfitte sono state 29, complice una difesa colabrodo (93 gol subiti) e una squadra totalmente inadeguata al livello del campionato. Mai nessuna parmense nella storia del girone A era riuscita in un’impresa simile. Questo zenit poco memorabile era stato raggiunto da Povigliese (9 punti nel 2013/2014) e Cadelbosco (10 punti nel 2014/2015). Che faticaccia arrivare a fine stagione. Fracchia.

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