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Football Americano

I Panthers, gli Amatori e lo sport parmigiano piangono la scomparsa di Giancarlo “Camelot” Ghiretti

I Panthers, gli Amatori e lo sport parmigiano piangono la scomparsa di Giancarlo “Camelot” Ghiretti

Si è spento a pochi giorni dal suo 59 compleanno “Camelot”, ex Panthers e Amatori Rugby. Alla moglie Carmen, ai figli Giulio e Marco e a tutti i famigliari le più sentite condoglianze della redazione di Sportparma.
“Camelot”, gigante buono della linea dei Panthers, giocò con i neroargento dalla fondazione della squadra e fino al 1993.
Il passaggio al rugby in età adulta, nelle vesti di apprezzato allenatore delle giovanili dell’Amatori Parma, dove giocano i suoi due figli.

Molti i ricordi commossi riportati dalla stampa: Andrea Bandini “Di lui ho un bellissimo ricordo come persona, una famiglia meravigliosa. Mi dispiace tantissimo”; Riaan Mey “Era uno grande di fisico, ma era grande anche di cuore. Aveva tanta passione e la metteva al servizio dei più piccoli e della società. Aveva smesso l’anno scorso per via della malattia. E’ un momento molto triste per me”; Maurizio De Luca “Una persona fantastica. Specialmente in trasferta rallegrava tutto il gruppo. Dava sempre una mano, anche al di fuori della sua squadra. Era benvoluto da tutti. Poteva sembrare un po’ burbero, di primo acchito, ma era il suo modo di essere, di apparire. Credeva nei bambini e nella loro crescita. La sua mole avrebbe potuto incutere loro un po’ di timore, ma il fatto che fosse pelato e con quel pizzetto o con dei baffi un po’ particolari loro lo prendevano un po’ come un personaggio; e lo seguivano”.

Di seguito il ricordo del TM dei Panthers, Ugo Bonvicini, che fu avviato al Football proprio da Caamelot:

Giancarlo76 mi si presentò davanti da Walter, mentre allora sedicenne ero intento a mangiarmi un hamburger e lui appendeva sul bancone e sulla vetrina un volantino color ocra che invitava i ragazzi ad un reclutamento di football in Cittadella.

Enorme, pelato e con baffi biondi da vichingo, indossava un giubbotto azzurro chiaro con la scritta rossa dello sponsor dei PANTHERS: Bomber

Volevo quel giubbotto e mi sarebbe piaciuto essere così muscoloso un giorno.

L’ultimo venerdì di dicembre mi presentai in Cittadella in mezzo al fango a provare.

Da quel giorno non ho più smesso e se oggi sono Ugo dei Panthers, lo devo di sicuro a quell’incontro, a quel volantino, a quel giubbotto.

Se Camelot (come lo chiamavo, pensando che fosse il nome di un cavaliere della Tavola Rotonda e non Tutta la tavola) fosse entrato mezz’ora prima, o se avesse indossato il Moncler o il bomber verde con cui l’ho visto migliaia di altre volte, non sarei io, sarei diventato un altro me.

Destino, coincidenze, sincronie… non lo so, ma da ieri sono un po’ più solo, anzi siamo tutti un po’ più soli.

Quando qualcuno a cui si vuole bene, non c’è più, ti senti un po’ meno vestito, un po’ meno protetto.

Non ho idea se mi senta o legga dall’altra parte della fine, quello che so, è che fino a che ne racconterò i ricordi, sarà come non averlo mai perso. E’ l’unica cosa che posso fare, ricordarlo…

Ed allora ecco le serate in cui mi faceva entrare al Fuori Orario senza tessera, la volta che difese Bigi da quel cretino che lo voleva menare, facendolo volare per aria come fosse carta, quando aiutava mia mamma con i carrelli della spesa all’Esselunga, quando arrivava con quel Garelli50 che prima vedevi arrivare lui e poi capivi che sotto c’erano due ruote, la volta che si è rotto la gamba a Trieste, la sfida a chi mangiava più cotolette mai fatta e dove ero sicuro di vincere.

Ricordi, sorrisi, baffi vichinghi.

Un’altra persona buona dall’altra parte, un po’ più solo di qua.

Due bimbi ed una Mamma a cui volere più bene.

…Tutto il resto sono cazzate…

Ugo Bonvicini

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