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Parma Calcio

Buffon, l’ultimo paravento

Buffon, l’ultimo paravento

La foto che ritrae Gianluigi Buffon sotto il settore ospiti dello stadio Via del Mare, insieme al resto della squadra (tranne Man), ha fatto il giro del web e dei social.

Un’immagine che ha generato una quantità impressionante di commenti e considerazioni, dagli addetti ai lavori ai tifosi, un fiume in piena, compreso il parere dell’ex direttore di Tuttosport Giancarlo Padovan che si è spinto oltre: “Io penso che Buffon avrebbe dovuto dire basta, ma non perché glielo dico io: glielo impongono l’età e soprattutto la sua carriera. Quest’ultima non può essere sgualcita da partite come questa e dalle contestazioni dei tifosi. Buffon per me è come Zoff: Zoff a un certo punto ha smesso, e ha smesso in Serie A, senza andare a cercare avventure domestiche piuttosto complicate“. Un’opinione che probabilmente ignora la passione e i sentimenti che sono alla base della decisione di Buffon; concetti che il calcio moderno ha dimenticato da troppo tempo (se non in rari casi).

Ma non è questo il punto, perché il gesto di domenica dell’ex campione del mondo, il quale ha trascinato la malconcia truppa crociata sotto il settore ospiti, per ascoltare l’umiliante strigliata dei propri tifosi (leggi qui), ha un significato profondo che va oltre ogni considerazione, polemica e sconfitta. E’ il gesto umile di un campione che, in segno di rispetto e con l’intento di dare una sonora lezione morale a tutto lo spogliatoio, ha sottoposto la squadra all’umiliazione popolare.

A 43 anni la leggenda Buffon si è tolto le vesti di Superman e ha indossato quelle ben più scomode del paravento. Sì, l’ultimo paravento rimasto tra il Parma e il mondo esterno (tifosi), l’ultimo tentativo credibile di tenere in piedi un rapporto (società-squadra-tifosi) che rischia di andare in frantumi definitivamente. Le parole schiette e sincere che il portiere crociato ha rivolto ai tifosi, allo stadio e in aeroporto, dove si è fermato a parlare con alcuni di loro (poco prima della partenza), riassumono perfettamente la storia passata e recente del Parma Calcio.

Una storia fatta di dialogo e partecipazione, di unione e passione, indipendentemente dai risultati del campo, della categoria in cui si gioca e dai fallimenti.
La speranza è che l’opera drammaturgica andata in scena in Salento, con tutti gli insegnamenti che ne dovrebbero conseguire, possa servire veramente a dare una svolta, nella testa e nelle gambe, dentro e fuori dal campo, a tutto il pianeta Parma.

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