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La crisi del Parma e il “salvataggio” del Bari: scenari futuri e tante similitudini

La crisi del Parma e il “salvataggio” del Bari: scenari futuri e tante similitudini

Il futuro del Parma Fc resta un’incognita. E neanche le parole dei giorni scorsi del presidente Tommaso Ghirardi hanno rasserenato gli animi di un’intera tifoseria (vedi la contestazione di domenica al Tardini). Una montagna di problemi e debiti (e liquidità) che, stando alle indiscrezioni, ammonterebbero intorno ai 50 milioni di euro (cifra non confermata dalla società). Una situazione simile a quella che lo scorso anno hanno vissuto i tifosi del Bari (Serie B, oggi di proprietà dell’ex arbitro Paparesta), ed è proprio da questo recente caso di “salvataggio” che prendiamo spunto per provare a disegnare uno dei tanti scenari possibili per il futuro del Parma. Uno scenario credibile e fattibile nel momento in cui alla porta di Ghirardi, nelle prossime settimane, non busserà nessun acquirente. E se, soprattutto, l’imprenditore bresciano non immetterà soldi freschi nelle casse della società, provvedendo così a risanare, seppur in parte, la situazione debitoria (oltre al pagamento degli stipendi e le relative tasse).
Davanti a questa drammaticità è molto improbabile che imprenditori italiani ed esteri siano disposti a comprare una società di calcio, perché poco attraente, sotto tutti i punti di vista (debiti, ultimo posto in classifica e penalizzazioni). Ma le iene sono sempre in agguato e potrebbero restare alla finestra in attesa del momento giusto. Appunto.

La prossima scadenza (inderogabile) per evitare ulteriori punti di penalizzazione è il 15 febbraio 2015. “O l’attuale proprietà ricapitalizza oppure, se dovesse esserci un ulteriore stato d’insolvenza, – ha spiegato l’ex sindaco di Bari Michele Emiliano, il quale ha vissuto in prima persona il fallimento della società di proprietà della famiglia Matarrese – l’assemblea dei soci potrebbe autorizzare l’amministratore a proporre istanza di fallimento presso il Tribunale”. E’ quanto avvenne alla società pugliese il 10 marzo scorso, quando il tribunale del capoluogo pugliese, su richiesta dell’assemblea dei soci, dichiarò ufficialmente fallito il Bari Ac, sancendo così la fine dell’era Matarrese dopo 35 anni. Per la gestione provvisoria del club furono nominati due curatori fallimentari (il dott. Marcello Danisi, presidente dell’Ordine Commercialisti di Bari ed il prof. Gianvito Giannelli, già membro della Covisoc); e ad un consulente fu dato l’incarico di valutare titolo sportivo e patrimonio tecnico. Successivamente (fine maggio) fu fissata una base d’asta a cui parteciparono tre cordate, tra cui l’attuale proprietario Paparesta che si aggiudicò il club con un’offerta di 4,8 milioni (base d’asta 4,3 milioni), con buona pace dei creditori, ma anche dei dipendenti della vecchia società (compresi i giocatori) che in questo modo hanno potuto salvaguardare il proprio posto di lavoro.
Un affarone se si pensa che i debiti della vecchia società ammontavano a circa 35 milioni.

La domanda che si chiedono in molti è se la procedura adottata dal Bari (che ha visto coinvolte anche le istituzioni della città, in primi l’ex sindaco Michele Emiliano) possa essere replicata anche a Parma. La risposta, affermativa, è nel documento del Tribunale civile e penale di Bari (IV sezione civile) e sottoscritto dal giudice Anna De Simone, che riportiamo di seguito.

In sostanza, l’articolo 52 comma 3 delle N.O.I.F. (le norme interne che regolamentano la FIGC) prevede che: “Il titolo sportivo di una società cui venga revocata l’affiliazione ai sensi dell’art. 16, comma 6, può essere attribuito, entro il termine della data di presentazione della domanda di iscrizione al campionato successivo, ad altra società con delibera del Presidente federale, previo parere vincolante della COVISOC ove il titolo sportivo concerna un campionato professionistico, a condizione che la nuova società, con sede nello stesso comune della precedente, dimostri nel termine perentorio di due giorni prima, esclusi i festivi, di detta scadenza: 1) di avere acquisito l’intera azienda sportiva della società in stato di insolvenza; 2) di avere ottenuto l’affiliazione alla F.I.G.C.; 3) di essersi accollata e di avere assolto tutti i debiti sportivi della società cui è stata revocata l’affiliazione ovvero di averne garantito il pagamento mediante rilascio di fideiussione bancaria a prima richiesta; 4) di possedere un adeguato patrimonio e risorse sufficienti a garantire il soddisfacimento degli oneri relativi al campionato di competenza; 5) di aver depositato, per le società professionistiche, dichiarazione del legale rappresentante contenente l’impegno a garantire con fideiussione bancaria a prima richiesta le obbligazioni derivanti dai contratti con i tesserati e dalle operazioni di acquisizione di calciatori. Il deposito della fideiussione è condizione per il rilascio del visto di esecutività dei contratti.

Appare dunque evidente che, nell’interesse del ceto creditorio, la vendita “unitaria” dell’azienda sportiva della A.S. BARI S.p.a. anziché dei singoli elementi che la compongono, prima dello spirare del termine di cui al citato articolo 52 delle N.O.I.F., consentirebbe di massimizzare il risultato economico e favorirebbe la conservazione del titolo sportivo. In tale contesto, gli organi della procedura hanno ritenuto di procedere alla valutazione del “ramo di azienda sportiva” della A.S. BARI S.p.a. onde consentire l’esperimento di una procedura competitiva per la cessione del medesimo nei termini previsti dalla normativa federale che risultino compatibili con l’eventuale “conservazione” del titolo sportivo. La società che dovesse risultare aggiudicataria del ramo di azienda sportivo della A.S.BARI S.p.a. all’esito della esperenda procedura competitiva, infatti, in possesso dei requisiti previsti dall’art. 52 delle N.O.I.F., potrà richiedere alla FIGC l’attribuzione del “titolo sportivo” della fallita A.S. BARI S.p.a.; in tal guisa la società aggiudicataria potrebbe riuscire a mantenere i medesimi diritti discendenti dalla anzianità di affiliazione della società fallita ivi compreso il diritto di partecipazione al campionato di calcio che sarà conquistato al termine della attuale stagione.
(LINK COMPLETO: www.academia.edu/6610670/Fallimento_Bari_Calcio_S.p.A._-_Perizia_di_stima_valore)

IN CONCLUSIONE. La permanenza in Serie A è per il Parma – quindi – è una condizione di vitale importanza per poter ricorrere alla stessa procedura che ha salvato il Bari. Una procedura che si potrà seguire anche in caso di malaugurata retrocessione in B, anche se a quel punto la strada sarebbe tutta in salita e piena di incognite. Resta da capire in che modo il tribunale potrebbe affrontare il capitolo dei debiti che la vecchia società ha nei confronti dello Stato (Iva e Irpef); una soluzione potrebbe essere la dilazione pluriennale.

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