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Plusvalenze, il “mea culpa” di Gravina: «Il calcio deve cambiare»

Plusvalenze, il “mea culpa” di Gravina: «Il calcio deve cambiare»

Il processo mediatico è partito da tempo, titoloni su titoloni contro gli 11 club coinvolti nell’inchiesta sulle plusvalenze, il cui processo federale è iniziato ieri e andrà avanti domani e venerdì.

Le richieste dell’accusa hanno ridimensionato la posizione del Parma (leggi qui) e di altri club, facendo decadere l’accusa del comma 2 dell’articolo 31, quello che prevedeva la penalizzazione o la retrocessione in caso di colpevolezza.
Un sistema, quello delle plusvalenze – e relativi processi – che viaggia su un binario morto, perché come è noto il prezzo del cartellino di un giocatore non è regolamentato e non è stabilito da parametri certi e definiti.
Un’assenza di regole sottolineata anche dal numero uno della Figc Gabriele Gravina che, indirettamente, ha accusato la federazione di immobilismo e i club professionistici. In pratica, Gravina si autoaccusa: “Il calcio deve cambiare con delle azioni responsabili che deve portare avanti la governance federale ma anche nella cultura dei suoi dirigenti di riferimento. Mi dispiace ancora una volta che su questo tema, molto attenzionato, sensibile e delicato non si riesca ancora a trovare una soluzione, condivisa, di buon senso. Ora dobbiamo iniziare a parlare di sostenibilità finanziaria, con controlli rigidi, rivisitazione di alcuni parametri e indicatori non più procrastinabili”. Parole già sentite negli anni precedenti dai suoi predecessori.

Processo plusvalenze: tutte le richieste della Procura Federale (CLICCA QUI)

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