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Calcio Serie A

La rivelazione Mauri: corsa, gol e due idoli come Mascherano e Parolo

La rivelazione Mauri: corsa, gol e due idoli come Mascherano e Parolo

Due partite da titolare, un gol e un rigore procurato. Il biglietto da visita (stagione 2014-15) di Josè Mauri, è lingotto d’oro. Un assegno circolare, durebbero tanti dirigenti del calcio italiano. A 18 anni Mauri si candida ad essere una delle principali rivelazioni del campionato di Serie A.

Tecnica, corsa, fiuto del gol e grinta… le sue armi migliori. Ma il ragazzo ha un ampio margine di miglioramento, oltre ad un carattere deciso e convinto. “E’ un momento personale molto bello, che non mi immaginavo così bello. A diciotto anni non posso chiedere altro. Tecnicamente se ti metti di fianco a Pjianic è dura. Secondo me finora non si è vista quella differenza tra il ragazzino e gli altri. Io non mi sento così ragazzino vicino a loro. Poi, se confrontiamo tecnica e ritmo, si può sempre migliorare”.
Mauri è arrivato in Italia 4 anni fa, all’età di 14 anni. Una lunga gavetta e la nostalgia della sua Argentina e di Realico, la sua città natale. “Ho sempre avuto fame e voglia di arrivare. Nelle giovanili ho giocato con calciatori molto bravi, con cui abbiamo vinto il campionato italiano Allievi. La differenza, per emergere, poi, la fanno fame, voglia  e responsabilità. Io non ho mai voluto abbandonare Parma. Qui si sta bene. L’anno scorso ho fatto sei mesi di panchina a imparare; anche se sei giovane, però, non piace rimanere in panchina. Ho riflettuto un po’ e ho detto, me la gioco”.
Due idoli: “Da bambino il mio riferimento era Mascherano, perché giocavo da mediano. Ora gioco alla Marco Parolo, il mio riferimento adesso è lui, come vuole il mister, facendomi vedere anche i suoi video.  In pre-campionato ho fatto la mezz’ala destra, ora sono a sinistra. Non so per quali motivi mi trovo molto meglio a sinistra. In un allenamento che abbiamo fatto l’ho detto a Luca Gotti, il vice di Donadoni. In questo ruolo si corre tanto. E’ quello che piace a me. Ti toglie le responsabilità di giocare come mediano. In mezzo al campo penso di non essere ancora pronto per gestire i ritmi della squadra. Il mister ha fatto bene a mettermi in questo ruolo”.

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