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Calcio Serie A

Armando Onesti, cinquant'anni di calcio riuniti a Salsomaggiore

Armando Onesti, cinquant'anni di calcio riuniti a Salsomaggiore

Presentata ieri al Palazzo dei Congressi dell'ex Grand Hotel des Thermes di Salsomaggiore, l'ultima fatica letteraria di Alberto Mingozzi, "Armando Onesti: Pane, Calcio e Fantasia – Un viaggio ideale nel mondo del calcio del 1950 al 2009".

Mancavano solo l’odore aspro di olio canforato e qualche pallone in cuoio che rimbalza. Poi, la sensazione di ritrovarsi di nuovo tutti insieme nello spogliatoio dell’Inter sarebbe stata resa alla perfezione. C’erano oltre cinquant’anni di storia del calcio riuniti, ieri, al Palazzo dei Congressi dell’ex Grand Hotel des Thermes di Salsomaggiore, per la presentazione dell’ultima fatica letteraria di Alberto Mingozzi, “Armando Onesti: Pane, Calcio e Fantasia – Un viaggio ideale nel mondo del calcio del 1950 al 2009”. Il libro, edito da See-Firenze, racconta la vita tutta spesa sui campi d’allenamento, di Armando Onesti, spezzino cresciuto a Fidenza, storico preparatore atletico di tante Inter, tra cui quella di Fraizzoli ed Eugenio Bersellini campione d’Italia nella stagione 1979/80. L’occasione ideale per una rimpatriata tra ex nerazzurri. “Armando – sottolineal’autore Mingozzi – è stata la chiave d’accesso per entrare in due epoche del calcio: quella del pane e fantasia e quella di oggi, in cui il caviale ha preso il posto del pane e gli schemi hanno soffocato la fantasia. Un atto dovuto per il primo preparatore atletico del calcio italiano”.

A condurre la cerimonia il comico fidentino Gene Gnocchi, vecchio amico di Mingozzi e autore della prefazione al libro, che ha voluto ricordare a suo modo la figura mitica di Onesti: “Armando, come sarto, non mi ha mai fatto una giacca; come sportivo, mi ha troncato la carriera sul nascere con allenamenti da soldati americani in Viet Nam”. Battute, ringraziamenti, tanti aneddoti. “Onesti fu un precursore del calcio atletico di oggi”, fa notare l’ex arbitro Alberto Michelotti. “Fu Beppe Viola a portarmi a casa sua sulle colline di Tabiano – ricorda Paolo Casarin, un altro ex fischietto -: di Armando erano non tanto la preparazione, quanto i contenuti, a farti guarire. Gli devo i Mondiali dell’82”. “Dissi al presidente Fraizzoli che avrei portato all’Inter Onesti e Bersellini – racconta l’ex ds nerazzurro Giancarlo Beltrami -, lui mi rispose dubbioso in milanese “Mi go miga culpa” e io “Si fidi di me”. Era un calcio in cui si spendeva poco e i calciatori il nome se lo facevano da noi”. Poi, è la volta dei suoi ragazzi. “Quando correvamo e io faticavo come un matto – sorride Evaristo Beccalossi – mi diceva che era possibile correre anche in modo virtuale, senza sentire la fatica. Oggi la tecnologia ha dimostrato quanto era avanti già allora”. “Per me era un fratello maggiore – osserva Giampiero Marini -, ci ha fatto fare il salto di qualità: eravamo una squadra fragile e il suo avvento ci ha portato a vincere”. “Gli abbiamo tirato anche qualche accidente – confessa Graziano Bini – e solo a carriera finita abbiamo capito che lui lavorava non per la società ma per noi”. “Una volta ci siamo persi in un bosco dopo 3 o 4 ore di allenamento e ci sono dovuti venire a prendere”, rivela Roberto Busi. “Senza di lui non avrei giocato a calcio”, lo esalta Franco Pancheri. “Per me andare in ritiro era una gioia – dice Roberto Mozzini –, a mezzanotte andavamo in cucina a farci una pasta. Armando lo sapeva, ma in campo correvamo e vincevamo”.

Parte del ricavato dalle vendite del volume andrà in beneficenza all’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare.

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