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Crisi Parma: errori, polemiche e speranze

Foto di Lorenzo Cattani

Crisi Parma: errori, polemiche e speranze

Clima rovente attorno al Parma. Da una parte i risultati deludenti del campo, dall’altra l’aumento dei prezzi degli abbonamenti.

Giorni di polemiche, accuse e sentenze premature, come se fossimo nel mese di maggio, con i verdetti (positivi o negativi) già in tasca. Come se il castello fosse crollato anzitempo.
Certo, cinque partite senza vincere sono tante. Come sono tanti gli errori tecnici, tattici e caratteriali che il Parma di Maresca ripete sistematicamente in ogni partita. Lo slogan “ci vuole pazienza” ha finito i suoi effetti anestetici e ora la piazza è in rivolta. Anche perchè il Parma non dà i segnali sperati, non diffonde fiducia e speranza. Concetti aggravati dalla retrocessione della scorsa stagione che inevitabilmente si porta dietro degli strascichi evidenti. La pazienza si è trasformata in impazienza. Tutti a puntare il dito contro qualcuno, Maresca in primis. Poi Krause, Ribalta, Pederzoli, eccetera. Tutti nel mirino. Tutti colpevoli di questo disastroso avvio di campionato e di una campagna abbonamenti che forse ha dimenticato il campionato di appartenenza, la serie B.

E poi ci sono i “soliti” silenzi dell’era Krause: a parte qualche uscita “ufficiale” sui grandi giornaloni, la proprietà non parla, i dirigenti idem.
Ma in tutta questa storia c’è una buona dose di ingiustificato catastrofismo calcistico, perché – abbonamenti a parte – la zona playoff dista solo 3 punti, il secondo posto 6 punti e la vetta 9. E alla fine della stagione mancano esattamente 30 partite. Il catastrofismo può essere cancellato, sempre che ci siano le capacità per farlo.

 

 

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