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Calcio Serie C

Ferrari e Tacopina: l’imprenditore, l’avvocato e il chiodo fisso della Serie A

Ferrari e Tacopina: l’imprenditore, l’avvocato e il chiodo fisso della Serie A

Due personaggi diametralmente opposti, Marco Ferrari (vice presidente) e Joe Tacopina (patron), i due boss rispettivamente di Parma e Venezia, le principesse del girone B di Lega Pro che ambiscono a diventare regine e padrone dell’impero. Domenica è il giorno della resa dei conti, i lagunari primi e i crociati secondi, tre punti di differenza. All’andata il Tardini venne gelato da un ribaltone che rimarrà nella storia: in poco più di due minuti (dall’89’ al 91′), infatti, il Venezia passò dallo 0-1 al 2-1. Ferrari furioso e Tacopina al settimo cielo. Due personaggi ambiziosi che hanno deciso di sfidarsi con i soldoni, allestendo due squadre di categoria superiore, con ingaggi faraonici per la categoria; una scelta obbligata per lasciare al più presto la Lega Pro dove economicamente non c’è alcun ritorno se non abbonamenti, biglietti e (pochi) sponsor. Dopo un’estate rovente anche il mercato di gennaio è stato pirotecnico, con colpi importanti per la categoria. Una folle corsa verso il paradiso, verso una rinascita che segue strade e percorsi differenti.

Ferrari, 44 anni, è un imprenditore di successo proiettato nel mondo delle nuove tecnologie: cofondatore di Neo Network e Next14. Una storia di successi e avanguardia, ma anche di idee e intuizioni, oltre alla sfrenata passione per la maglia crociata.
Tacopina, 50 anni, è un noto avvocato di origini italiane, che ha fatto fortuna nei tribunali newyorkesi, tanto da fondare lo studio legale il “Tacopina Law” cona sede a Manhattan. Un’altra storia di successo e prestigio, con il pallino del calcio in testa tanto che nel 2011 fa parte della cordata americana che acquista la Roma, qualche anno prima e dopo tenta in vano la scalata al Bologna, fino ad approdare al lido di Venezia. Un romanzo.
Ferrari e Tacopina, due vincenti per natura che sono ripartiti dai Dilettanti e puntano dritti alla serie A in pochi anni. Un chiodo fisso, una piacevole “tortura”. Così come i progetti di innovazione che per mille motivi in Italia fanno sempre fatica a decollare, soprattutto quando si parla di organizzazione, stadi e strutture annesse.

Rivali ma possibili alleati in un processo di innovazione sportivo che prima o poi dovrà necessariamente coinvolgere anche il nostro Paese. E poco importa se Ferrari è un finanziatore e soprattutto un aggregatore di risorse (come nel caso del Parma Calcio 1913), mentre Tacopina viaggia in solitaria, nella cabina di comando c’è solo lui. Da questo punto di vista, però, Ferrari è un passo più avanti, perché per riportare in vita un club seppellito dai debiti ha importato in Italia il modello tedesco con l’azionariato diffuso. E’ il futuro del calcio, una visione imprenditoriale di un progetto complesso ma sostenibile. Innovazione a parte, domenica pomeriggio, Tacopina e Ferrari, dovranno accontentarsi delle tribune in acciaio zincato dello stadio Pierluigi Penzo.

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