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Ghirardi: «Vivo ancora con la scorta, ma un giorno spero di tornare al Tardini»

Ghirardi: «Vivo ancora con la scorta, ma un giorno spero di tornare al Tardini»

L’altra verità di Tommaso Ghirardi, l’ex presidente del Parma Fc. Un nome e un cognome che nel ducato suscitano sempre un certo effetto (negativo). E l’intervista rilasciata al quotidiano Il Giorno probabilmente aumenterà il contrasto e il dissenso del popolo gialloblù. Verità e mezze verità, assoluzioni e processi, errori, ma anche la “speranza” di tornare un giorno al Tardini. Ecco le parole di Ghirardi rilasciate al giornalista Giulio Mola.

LA CESSIONE A TACI: “Come sempre accaduto in 8 anni di presidenza, gli stipendi di settembre vennero regolarmente pagati, 13 milioni. Subito dopo ricevetti una proposta vincolante per vendere il club tramite un noto studio di Roma e diversi addetti ai lavori spinsero affinché accettassi. Diedi mandato ad un gruppo di professionisti e cominciai la trattativa. A fine ottobre in un hotel di Milano il primo appuntamento con l’acquirente, l’abanese Rezart Taci. Voleva chiudere l’operazione tramite una società cipriota riferibile a lui e un magnate russo. In mezz’ora discutemmo sul prezzo e alla fine facemmo scrivere il preliminare ai nostri consulenti. La vendita venne stipulata da un notaio bresciano e la sua regolarità è stata confermata di recente da una sentenza del Tribunale di Milano”.

NON RIVENDEREI A TACI: “Taci dopo aver comprato il Parma non ha mantenuto gli impegni presi, primo di tutti quello di pagare gli stipendi e di sostenere finanziariamente la squadra. La vendita fu regolare, il passaggio a Manenti non mi riguarda e ci sono le sentenze a dimostrarlo, ma la bomba era esplosa e tutto ricadde su di me. Da lì in poi iniziò un incubo con perquisizioni e voci infamanti su di me, ma le accuse si sono rivelate infondate. Col senno di poi non rivenderei a Taci.
Taci andava allo stadio e tesseva relazioni con i salotti che contavano tra Lega e ambienti parmigiani”.

L’intervista di Ghirardi al quotidiano Il Giorno (oggi in edicola)

IL PROCESSO PENALE: “Manenti venne arrestato e il Parma dichiarato fallito. Due giorni dopo le perquisizioni nella mia abitazione e sempre più voci infamanti sulla mia persona. Eppure gli inquirenti mai mi hanno interrogato. E tutti i tribunali che si sono pronunciati lo hanno fatto a mio favore: quello di Bologna nel 2016 ha smentito le tesi accusatorie rivolte contro di me e gli amministratori che hanno operato in quegli anni. Il Tribunale di Milano ha condannato la società di Taci per non aver adempiuto al contratto d’acquisto del Parma. Infine, anche dal tribunale di Brescia sono arrivate notizie confortanti. E’ ancora in corso un processo iniziato dalla Energy TI, società amministrata all’epoca da Roberto Giuli il quale sosteneva di essere entrato nel capitale del Parma perché tratto in inganno dai bilanci falsi che io avrei predisposto nel 2013.
Anche in questo processo le accuse contro di me si sono rivelate infondate. E nonostante non abbia mai riportato condanne, ho da poco concluso una transazione con i curatori fallimentari del Parma, versando una cifra importante e sono felice di averlo fatto spontaneamente. E’ stato anche il modo per regolare i conti con il passato, nella consapevolezza di non aver mai preso un solo centesimo dal Parma. Piuttosto ho messo soldi nella squadra e anche tanti. Ora ci sarà da affrontare il processo penale, ma ho fiducia nella giustizia”.

CHIEDERO’ SCUSA: “Non ho mai agito per far danno alla società o ai tifosi e il trattamento che ho ricevuto dopo il fallimento mi ha ferito. Capisco anche che la città si sia sentita tradita in quei mesi concitati e per questo chiederò scusa. Vivo ancora con la scorta e seguo poco il calcio. Ma ho mantenuto buoni rapporti con molti presidenti che hanno capito che ho sempre agito per eccesso di passione.
Negli ultimi due anni sono andato qualche volta a vedere il Brescia e spero un giorno di tornare al Tardini da ex presidente che per 8 anni ha dato tutto sé stesso al club ed ai propri tifosi”.

 

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