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Il Decreto Dignità che fa arrabbiare la serie A e non solo

Il Decreto Dignità che fa arrabbiare la serie A e non solo

Finisce un’era. Niente più pubblicità (in ogni forma) sul gioco d’azzardo e le scommesse. Il divieto è inserito nel Decreto Dignità presentato oggi dal governo Conte. Decisione che ha fatto scattare l’ira della Lega Calcio di serie A (circa il 40% del fatturato pubblicitario proviene da questo settore), Confindustria, partiti politici e molti editori che dal 2019 perderanno cifre importanti nel settore pubblicità (Sportparma ha sempre rifiutato questo tipo di inserzioni). Compreso lo Stato italiano che, secondo una prima stima, nel prossimo triennio perderà circa 700 milioni.
Di contro, esultano Codacons e Damiano Tommasi, presidente di Assocalciatori: “Credo che prima delle questioni economiche ci sia la tutela delle persone e dei giovani”.

Il comunicato della Lega Serie A

La Lega Serie A segue con estrema preoccupazione l’iter di conversione del Decreto Legge Dignità e l’impatto sul calcio italiano delle norme che vietano la pubblicità da parte delle aziende di scommesse.
Nel sottolineare la palese disparità rispetto alle altre nazioni in Europa e nel resto del mondo, dove non esistono divieti di questo tipo, ed evidenziando le negative conseguenze in termini di indotto e occupazione in Italia dovute all’introduzione di tale misura, la Lega Serie A ricorda che nella stagione 2017/2018 dodici Società del massimo campionato hanno sottoscritto un accordo di partnership con aziende del comparto betting.
Impedire alle aziende di questo settore di investire in promozione nel nostro Paese porterebbe svantaggi concorrenziali ai club italiani, dirottando all’estero i budget pubblicitari destinati alle nostre squadre.
La Lega Serie A si rende da subito disponibile ad aprire un tavolo di lavoro con tutte le parti interessate, nella speranza che il provvedimento già approvato possa essere opportunamente rivisto e correttamente indirizzato all’individuazione di soluzioni concrete che impattino realmente sul contrasto alla dipendenza da gioco e preservino inoltre l’occupazione e l’indotto del settore“.

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