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Il Gede Risponde

IL GEDE: «Il Parma può giocarsela contro chiunque. Anastasi un simbolo»

IL GEDE: «Il Parma può giocarsela contro chiunque. Anastasi un simbolo»

Nuovo appuntamento con “Il Gede risponde”, la storica rubrica di Sportparma firmata da Pietro Gedeone Carmignani per analizzare l’ultima sconfitta del Parma in casa della Juventus e tutta la 20a giornata di serie A, con un ricordo speciale per l’amico Pietro Anastasi.

La buona prestazione di ieri del Parma cancella le delusione per la sconfitta e l’impresa sfiorata in casa della Juventus capolista?
“Nel primo tempo la gara non è decollata, anche per mancanza di qualità del Parma che usciva poco dalla propria metà campo. Si difendeva basso, la Juve invece teneva il possesso ma non creava molto. Poi nel secondo tempo D’Aversa ha cambiato qualcosa, gran gol di testa di Cornelius, un bel gesto tecnico e fisico. Poi Ronaldo e Dybala hanno confezionato il secondo gol. Gara vivace e veloce, il Parma usciva bene, sia che attaccasse in contropiede che portando parecchi giocatori in attacco. Resta un po’ di amarezza per la sconfitta, ma anche la consapevolezza di aver fatto una buona prova che poteva portare anche al pareggio”.

Il nuovo modulo di D’Aversa è un salto di qualità rispetto al passato?
“D’Aversa ha sempre dato una sua identità al Parma: quest’anno è concreto ed efficace nelle ripartenze ma anche nel gioco manovrato. La Juve ha subito nel finale, era assediata, poi quando la Juve deve difendere bassa non è più sicura. Ma questo non è un dettaglio di poco conto”.

Come giudica la prova di Kulusevski?
“Non ha fatto molto, ma è comprensibile. Giocare a Torino in quello che sarà il suo futuro stadio non è facile, l’emozione può condizionarti. Ha fatto vedere qualcosa di buono solo nel secondo tempo”.

Sostanzialmente la classifica del Parma resta invariata e, quindi, la parola Europa resta d’attualità?
“La classifica non è cambiata, il Parma deve continuare così, come nel secondo tempo, giocando alla pari con chiunque, come era successo a San Siro con l’Inter e ieri a Torino, dove ha disputato un secondo tempo ottimo; questo vuol dire giocarsela con chiunque sempre mantenendo i piedi per terra e dando il massimo. A volte alle grandi squadre basta giocare al 60-70% per vincere, il Parma deve essere sempre al massimo”.

Prima di affrontare il resto della giornata di serie A è doveroso da parte nostra chiederle un ricordo dell’amico e compagno di squadra Pietro Anastasi. Un campione che ha lasciato il segno ovunque sia passato…
“Ieri sono insieme alla moglie abbiano ricordato i tempi trascorsi insieme. Avevamo fatto il viaggio di nozze a Parigi insieme, lui con la sua Porche e io con un’Alfa Rome Giulia. Ci legano tanti ricordi, dentro e fuori dal campo. Pietro era un ragazzo spensierati, abbiamo vissuto insieme alla casa dell’Atleta qui a Varese; la sera, l’ultimo che rientrava in camera, aveva l’obbligo di prendere la pizza per tutti gli altri. Eravamo tutti ragazzi di 20 anni che giocavamo in serie A. Eravamo molto uniti, io, Morini, Dolci. Pietro era un icona per il calcio di quei tempi, anche da un punto di vista socio politico, perché era l’uomo del sud che aveva fatto fortuna al nord; per noi era un amico da seguire. Era bravo e leale, era portato ad aiutare gli altri. Poi me lo sono ritrovato alla Juventus. Abbiamo vinto un campionato insieme. Col Varese siamo stati anche 2° in classifica in serie A, ricordo ancora quando il Varese vinse 5-0 contro la Juve. Io avevo 38 di febbre e alla radio sentivo i gol di Anastasi. Eravamo un gruppo solido: Arcari allenatore, Casati direttore sportivo, Giovanni Borghi il presidente che ogni tanto si faceva sentire negli spogliatoi e noi ascoltavamo impietriti”.

L’Inter si ferma a Lecce (1-1), è una squadra in calo dal punto di vista fisico?
“L’Inter scivola a -4 dalla Juve; a Lecce non ha fatto una grande partita. Adesso Conte si aspetta grosse novità dal mercato, perché ieri è stata poco incisiva e brillante. Partita equilibrata, risultato giusto, per carità, ma se si vuole lottare per lo scudetto server altro. All’Inter sono mancati gli attaccanti, mentre il Lecce si è chiuso bene portando molti giocatori dietro. Era difficile entrare in area del Lecce”.

Chi non mostra segnali di cedimento è la Lazio…
“La Lazio è in lotta per lo scudetto, ci mancherebbe. E’ straripante nel gioco e nelle occasioni, non si ferma mai, 11esima vittoria di fila. Pronti via 3-0. Immobile è il trascinatore, ha annichilito la Sampdoria. La Lazio è spettacolare, ha costanza di rendimento e una rosa importante. Forse è la prima volta che ho visto la Samp di Ranieri impotente, proprio per la forza degli avversari. Anche la panchina mi sembra di livello. La Lazio ha un budget decisamente inferiore rispetto a Juve e Inter ma è sempre lì. E’ facile comprare giocatori da 60 milioni in su ed essere forti. Questo deve far riflettere”.

Due vittorie tra Coppa Italia e campionato per la Roma: la crisi è alle spalle?
“La Roma ha vinto con una prestazione solida e concreta e ben gestita. Una vittoria consolidata anche grazie a uomini di mercato come Spinazzola e Under, oltre alle parate di Lopez. Il Genoa deve recriminare molto sulle proprie disattenzioni difensive, ma ha avuto il merito di rimanere in partita e sfiorare il 2-2. Queste due vittorie danno fiducia alla Roma, ma ora deve riprendere a correre”.

Il nuovo Milan può tornare a parlare di Europa?
“La partita del Milan non finiva mai. Ha vinto con due aspetti che fino ad ora non erano emersi: cattiveria e sofferenza; ha ribaltato la gara grazie a Rebic, poco protagonista fino ad oggi, e Hernandez, che invece è una bella conferma. Ottima prestazione di Donnarumma,ha fatto due interventi super, l’Udinese ha giocato un’ottima gara, ha sempre cercato di vincere. Il Milan si riavvicina all’Europa e crea le basi per un sano ottimismo per il futuro”.

Risorge la Fiorentina e sprofonda il Napoli…
“Vittoria meritata della Fiorentina di Iachini che ha dato concretezza al gioco dei Viola. Se il lavoro di Iachini si vede eccome, 3 vittorie compresa la Coppa Italia, la stessa cosa non si può dire di Gattuso, perché il suo lavoro non si vede. Il Napoli è una squadra che si trova più vicina alla zona retrocessione che alla zona Champions. E’ inspiegabile questa involuzione. E’ uscita fischiatissima e contestata dal proprio pubblico”.

Il problema, dunque, non era solo Ancelotti?
“Non c’era un rapporto idilliaco tra un parte dei giocatori e Ancelotti, questo è risaputo. E’ successo anche al Bayern e in parte anche al Chelsea. Carlo lo capirà da persona intelligente. Se il Napoli vuol vincere lo scudetto non deve prendere solo il miglior allenatore ma anche i migliori giocatori sul mercato. I campionati non li vincono gli allenatori da soli”.

Dopo l’ultima sconfitta a Sassuolo, il clima che si respira attorno al Torino è pesante. Qual è il problema?
“Il problema del Torino è la mancanza di continuità; poteva gestire meglio il vantaggio. Il Sassuolo è in ripresa. Boga e Berardi hanno segnato due gol di classe, grande rimonta. Partita giocata con più incisività nel secondo tempo, ma il Torino ha arretrato, ha mancato più volte il raddoppio, forse ha avuto un calo fisico. Le partite si vincono con i colpo di un giocatore; l’aspetto umano è importante, la carica che sa trasmettere un allenatore e non i numeri freddi che vengono fuori da un computer sono decisivi”.

(Foto Facebook Juventus.com)

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