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Il gemellaggio, la festa promozione e gli sms: i mille volti del derby della Cisa

Il gemellaggio, la festa promozione e gli sms: i mille volti del derby della Cisa

L’ennesimo ultimo treno della stagione del Parma passa da La Spezia, forse stavolta davvero l’ultima spiaggia. Il cosiddetto ‘derby della Cisa’ a legare due città distanti 124 chilometri, in passato unite da un gemellaggio in nome di comuni e odiatissimi avversari non solo sportivi come Reggiana e Carrarese, oltre che dal doppio ex Massimo Barbuti, al Parma nell’82 dopo un biennio in Liguria.

Gemellaggio istituito tra Boys Parma 1977 e Ultras Spezia nel 1978, conclusosi poi improvvisamente nel 2007 in occasione di un’amichevole tra le due squadre a Salsomaggiore. In questa stagione, all’andata, l’aveva riacciuffata il solito Kucka con un rigore in pieno recupero, dopo un ottimo primo tempo dello Spezia che andava sul 2-0, partita riaperta da Gagliolo e secondo tempo divertente in generale, con 3 pali dei liguri di Verde, Estévez e Agoume e qualche occasione sprecata dal Parma, fino al 2-2 finale. Era il 25 ottobre e probabilmente nessuna delle due squadre pensava che la propria stagione si sarebbe svolta come poi è effettivamente accaduto.

Il Parma all’Alberto Picco di La Spezia ha giocato 13 volte nella sua storia: il bilancio è in perfetta parità, 5 vittorie a testa più 3 pareggi. Vanno ricordati anche due spareggi: il primo datato 1928/29, per il titolo di Divisione Nord dopo che le due squadre avevano vinto i loro gironi per la promozione in B. In doppio confronto prevalse lo Spezia che espugnò Parma 1-0, poi pareggio 1-1 in Liguria (questi due incontri rappresentano anche i primi incontri ufficiali in assoluto tra le squadre nella storia). Vent’anni dopo, al termine della stagione 1948/49, ritorno in C per il Parma, che sul neutro dell’Arena di Milano venne spazzolato 4-1 dagli spezzini, e fu così la quarta e ultima retrocessa dall B. Per quanto riguarda gli incontri al Tardini, il bilancio complessivo anche in questo caso rasenta il perfetto equilibrio: 4 vittorie a testa e 5 pareggi.

Quello che resta nel cuore e nella memoria dei crociati, specialmente in una stagione di magra come questa, è però quello che finora è anche l’ultimo incontro in Liguria, il 18 maggio 2018. L’incredibile serata della promozione in A dei gialloblu, che rappresenta uno dei 10 picchi emozionali nella storia del club, è un punto cardine del lavoro svolto in questi anni che da più parti si chiede di non vanificare con una retrocessione tanto ingloriosa quanto ormai apparentemente inevitabile.

Era anche quello una sorta di spareggio, su doppio campo, con le notizie in arrivo da Frosinone a far esultare l’una o l’altra curva. Gol in avvio di Ceravolo, poi mischie continue in area gialloblu, proteste assortite e ripetute, rosso al mister ligure Gallo, rigore alla fine concesso e fallito da Gilardino sostituito poi col Diablo Granoche tra gli applausi della curva parmigiana prima dell’intervallo. Secondo tempo con gol di Ciciretti, poi sconforto per la rimonta frusinate fino all’apice estremo col cucchiaino del foggiano Floriano. Apoteosi.

Nomi di rilievo tra i liguri allora in squadra: Terzi, tuttora in rosa e talvolta capitano, Giulio Maggiore (grande stagione finora per lui) e Pessina, oggi probabilmente il miglior centrocampista italiano dopo Barella. Pessina peraltro decisivo, un suo rigore al 91′ qualche settimana prima a Frosinone inchiodò sull’1-1 la partita e contribuì a portare alla situazione da stallo messicano che si sarebbe risolta solo negli ultimi secondi di quell’ultima giornata. Già menzionato Gilardino, che sbagliando il rigore segnò di fatto il cinquantaduesimo gol con la casacca crociata. Precauzionalmente in panca invece il filosofo parmigiano Luca Mora.
Di quel Parma resistono Iacoponi, che come l’anno prima nello spareggio di Firenze faceva il terzino sinistro, e Gagliolo, autore del vitale 1-0 la domenica precedente nell’agonico match col Bari ma squalificato a Spezia; Barillà e Scozzarella (in panca quella notte) stanno ritentando l’assalto alla A col Monza.

Quello che il 18 maggio ancora non si sapeva è che ci sarebbero voluti altri 3 mesi perché quella partita potesse dirsi definitivamente chiusa; galeotti avrebbero potuto essere i messaggi tra Calaiò e alcuni suoi ex compagni allo Spezia, su tutti, non resse la pressione il terzino De Col, che sentì il dovere di confessare il contenuto delle conversazioni alla giustizia sportiva; alla fine, Parma assolto. La scamperemo anche quest’anno?

 

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