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Il Parma ritrova Ancelotti: rimpianti e «no feeling»

Il Parma ritrova Ancelotti: rimpianti e «no feeling»

Eccolo Carlo Ancelotti, mercoledì sera il Parma se lo ritroverà di fronte da avversario, alla guida di un Napoli che dopo un avvio incerto in campionato ora sembra aver ingranato le marce alte; un po’ come i crociati.
Un nome e un cognome che nel ducato suscitano sempre un turbinio di pensieri contrastanti. Una storia, quella tra Ancelotti e il Parma, che sprofonda le sue radici nella Bassa, a cavallo tra due province (Reggio e Parma) divise da una rivalità viscerale, ma che ha partorito uno degli allenatori più vincenti della storia del calcio europeo (20 trofei conquistati).
Dalla Juniores del Reggiolo, dove è nato nel 1959, alle giovanili del Parma, all’età di 16 anni, fino all’esordio in prima squadra nel 1977 (serie C). L’inizio di un’ascesa incredibile, un capolavoro artistico e sportivo.
I preziosi consigli dell’indimenticato Bruno Mora, l’ammirazione per il calciatore dilettantistico Eugenio Ghiozzi (in arte Gene Gnocchi), l’intuizione di Calisto Tanzi, gli insegnamenti e i segreti del maestro Arrigo Sacchi, la difficile eredità di Nevio Scala, lo storico secondo posto alle spalle della Juventus, la rigida fedeltà al modulo 4-4-2 che fece vittime illustri come due “artisti” del calibro di Gianfranco Zola (venduto perché non rientrava nei piani tattici) e Roberto Baggio (non comprato per lo stesso motivo). Scelte di cui Ancelotti si è pentito negli anni a seguire, dopo il divorzio dal mondo Parma avvenuto nel 1998. Poi la Juve, il Milan, il Chelsea, il PSG, il Real Madrid, il Bayern Monaco e ora la “scommessa” Napoli. Una carriera colossale. Un allenatore apprezzato in tutto il mondo, Parma compresa, anche se “non c’è mai stato feeling né con la società né con la città. A Parma non mi hanno mai apprezzato” dichiarò Ancelotti al quotidiano La Repubblica, in un’intervista del marzo 2009 firmata Gianni Mura (leggi qui). I tempi cambiano, le opinioni pure, ma le storie del passato restano indelebili.

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