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Illusioni e no “garra”: è un Parma effetto zero

Illusioni e no “garra”: è un Parma effetto zero

Premessa: in un anno come questo, segnato dalla pandemia e da migliaia di morti, una retrocessione in serie B non sarebbe una tragedia (sportiva).

Detto questo, non possiamo bendarci gli occhi – come fa qualcuno – e ignorare la miriade di errori commessi in questa stagione horribilis del Parma. L’ultimo di questi è andato in scena ieri sera, contro il Milan del parmigiano Pioli: un primo tempo da rassegnati, in balia delle onde, sotto ritmo (per usare le parole di D’Aversa) e con le solite paure a dominare la mente e le gambe. Eppure di fronte c’era il Milan, una partita che si prepara da sola. E, soprattutto, quella di ieri era l’ultima occasione per dare un senso alle restanti 9 partite di campionato. La partita delle partite. L’ultima spiaggia.

In Sudamerica la chiamano “Garra Charrua“, ossia “lottare”, “non mollare mai” e “crederci fino alla fine”. Concetti abusati, soprattutto nel mondo del calcio, ma rendono perfettamente l’idea di cosa appassionati e tifosi vogliono vedere in campo dai propri giocatori.
Niente di tutto questo, il Parma visto ieri (e non solo) è l’esatto contrario. Una resa inspiegabile, cancellata parzialmente nel secondo tempo dopo l’espulsione di Ibrahimovic. Che sia chiaro, perdere contro questo Milan, è lecito e preventivabile, ma non in questo modo. Non alla trentesima giornata di campionato, a -9 dal traguardo, e dopo una stagione da censura, dove sul banco degli imputati sono finiti tutti: società, dirigenti, allenatori e soprattutto giocatori. Appunto, i giocatori: tutti colpevoli, nessuno escluso, seppur con le proprie percentuali di responsabilità tra chi ha giocato di più e chi di meno.

Il capitolo allenatori: l’esonero del “mostro” Liverani, invocato da tutta la piazza, e il ritorno del “salvatore” D’Aversa. Speranze salvezza che si impennarono di colpo, per poi scoprire che era tutta un’illusione, perché il bilancio tra i due tecnici è imbarazzante: Liverani 11 punti, D’Aversa 7 punti (dopo le prime 11 giornate del girone d’andata e di ritorno). La media punti parla da sola: un punto a partita per Liverani, 0,6 per D’Aversa.
Nessuno vuole addossare la croce su un allenatore o su un altro, anche perché in questo discorso andrebbero necessariamente coinvolti anche gli uomini mercato e le scelte della proprietà americana, i quali dopo gli errori estivi si sono ripetuti a gennaio, con acquisti che non hanno influito in nessun modo.
Poi gli infortuni: tanti, troppi, costanti. Ad oggi senza un perché, senza una spiegazione trasparente e credibile.

I numeri sono tutti negativi, molti di questi sono in cima alla lista dei record, compreso i 19 punti in meno rispetto allo scorso campionato (dopo 30 giornate). Escludendo la stagione del fallimento, neanche il Parma di Cuper della stagione 2007-08 aveva fatto peggio (29 punti dopo 30 giornate).
La vittoria di ieri del Torino in casa dell’Udinese suona come una condanna. La fine di una lenta agonia? Sette punti da recuperare sono troppi per un Parma che fino ad ora ha vinto solo 3 volte, anche se la matematica tiene la porta aperta. Servirà più di un miracolo. Ma qualcuno, giocatori in testa, ci crede ancora? Indipendentemente dalle dichiarazioni di facciata e dal silenzio assordante di Carli e Lucarelli. Oltre all’entusiasmo di Krause, forse uno dei pochi a non arrendersi all’evidenza dei fatti.

 

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