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La rivolta degli ultras: no alla ripresa

La rivolta degli ultras: no alla ripresa

I Boys Parma 1977, impegnati in gesti quotidiani di solidarietà, non hanno ancora preso una posizione ufficiale, ma intanto in Italia e in Europa monta la protesta degli ultras contro la ripresa dei campionati. I primi ad esporsi sono stati quelli dell’Atalanta che insieme ai rivali del Brescia e di molti altri gruppi italiani, in questi giorni si stanno distinguendo per importanti gesti di solidarietà: “Non è vero che volete giocate per la gente – dicono i tifosi bergamaschi -. La verità è che dei morti non vi interessa nulla. A voi basterà fare uno spot del tipo “giochiamo per loro” o mettervi un lutto al braccio per sistemarvi la coscienza, sempre che ve ne sia rimasta almeno uno sputo”.
A Brescia la curva Nord ha deciso che in caso di ripresa del campionato “non tornerà a tifare sugli spalti in osservanza di un doveroso rispetto per tutti coloro che stanno soffrendo in questo drammatico periodo”.

Gli Ultras Tito Cucchiaroni (Sampdoria), gemellati dei Boys, hanno fatto sapere la loro posizione attraverso un comunicato: “Senza tifosi non è calcio, è solo business, e noi diciamo no. Negli anni i troppi soldi, i troppi interessi, il colpevole consegnarsi mani e piedi alle tv, hanno fatto in modo che il calcio diventasse un’industria e non più uno sport. Ora la dimostrazione: in una situazione emergenziale l’unico pensiero dei signori del pallone è riprendere a giocare. E non riusciamo a concepire una partita di pallone in uno stadio spoglio di colore e di calore”. E poi c’è la questione “immorale dei tamponi ai giocatori e non alle gente comune, agli operatori sanitari; una vergogna”.
Al coro dei dissidenti si sono uniti anche i napoletani: “Basta con questo teatrino, abbiate rispetto per il dramma che sta vivendo il nostro Paese. Rappresentereste solo voi stessi su quel prato verde, i vostri interessi economici e la vostra lurida avidità. Finitela qua se avete un po’ di dignità”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche gli ultras del Genoa: “Questo calcio non rispetta un’intera nazione, colpita da una tragedia ancora piena di punti interrogativi sul futuro – hanno spiegato quelli di Via Armenia 5r – . E’ inaccettabile! Non esiste il minimo rispetto. Questa stagione per noi è finita non perché ci volete fuori, ma perché con un simile governo del calcio non vogliamo avere nulla a che fare. Tenetevi questo baraccone vuoto e, se avete un briciolo di dignità… vergognatevi!”. Sull’argomento si sono espressi anche gli ultras della Spal: “A noi non interessano le decisioni che verranno prese in merito alla classifica. A noi interessa che la nostra maglia venga onorata sul campo. Rivederla sui rettangoli di gioco fra un mese non farebbe di certo risplendere i suoi colori. Anzi, la vedrebbe ricoperta d’onta”.
Ma la protesta ultras non è solo una questione italiana: in Germania e Spagna la situazione non è differente. Duro il commento del tifo organizzato del Bayern Monaco: “La vostra avidità non si ferma nemmeno di fronte a una pandemia. No alle porte chiuse. Tamponi per gruppi a rischio anzichè per le bambole milionarie. Basta con la dittatura del denaro”.

 

 

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