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L’ultima follia del calcio, il “sequestro” collettivo

L’ultima follia del calcio, il “sequestro” collettivo

Un “sequestro” collettivo, ma al posto delle armi e dei “narcos”, ci saranno mascherine, tamponi e test sierologici. Tutti rinchiusi all’interno di stanze singole, nei centri sportivi o in alberghi e resort. Un “sequestro” di lusso? No, neanche per idea. L’obiettivo, ambizioso e surreale allo stesso tempo, è quello di “sterilizzare” il mondo calcio, la serie A, l’unica entità sportiva italiana che continua a spingere per il ritorno ad una finta realtà: tornare a giocare dentro stadio vuoti e muti.
Sabato scorso la Figc ha inviato al Governo un protocollo con le linee guida per riprendere allenamenti e partite. Tra queste c’è proprio la proposta dei ritiri prolungati fino a fine campionato, una scelta che mira ad azzerare il rischio contagio di giocatori, staff e personale in genere. Cioè, evitare ogni forma di contagio con il mondo esterno, anche con i propri familiari (mogli, fidanzate e figli).
A tutto questo bisogna aggiungere i tamponi obbligatori da svolgere ogni settimana: circa 1500 in tutta la serie A, 50-60 per il Parma, tutti analizzati dai centri regionali accreditati, già intasati da migliaia di richieste che provengono dagli ospedali.
Poi le docce a turno, magari con un numerino regola fila, idem per il pranzo, la cena, i massaggi, ecc. Come in una caserma militare. Sperando che nessuno si infortuni e abbia bisogno di una visita specialistica all’esterno del bunker.
Tutto questo mentre l’Italia continua ad essere in piena emergenza. Tutto questo senza porsi il problema che rinchiudere un lavoratore (allenatori, calciatori, massaggiatori, fisioterapisti, cuochi, custodi, addetti alle pulizie, ecc.) per oltre 60 giorni all’interno del luogo di lavoro sia assolutamente illegale. Pura follia.

 

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