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Parma Calcio

Richieste assurde e paragoni imbarazzanti: Calaiò “peggio” di Doni nel 2011

Richieste assurde e paragoni imbarazzanti: Calaiò “peggio” di Doni nel 2011

Il paragone è imbarazzante, ma rende l’idea delle assurde richieste della Procura federale formulate nel processo odierno sul caso Spezia-Parma, che vede coinvolti Emanuele Calaiò (tentato illecito) e il club crociato (responsabilità oggettiva).
Andiamo indietro di di 7 anni: era l’agosto del 2011 quando la giustizia sportiva (Figc) condannò l’Atalanta e il suo capitano Cristiano Doni (fu anche arrestato) per lo scandalo del calcioscommesse. Un terremoto che ribaltò il calcio italiano, dalla serie A alla C. Nel processo di primo grado il club bergamasco fu penalizzato di 6 punti (da scontare nel campionato di serie A), Doni condannato a 3 anni e 6 mesi. I reati contestati dal procuratore Stefano Palazzi, sostenuti da numerose prove e testimonianze, furono l’illecito sportivo aggravato per il giocatore (relativo alla gara Atalanta-Piacenza del 19-3-2011) e la conseguente responsabilità oggettiva per l’Atalanta. Questo quanto successo nel processo di primo grado davanti al tribunale federale. Le pene vennero sostanzialmente confermate nei successivi gradi di giudizio, sempre con riferimento alla partita Atalanta-Piacenza. Tuttavia, sotto la lente di ingrandimento della giustizia ordinaria e sportiva finirono molte altre partite, non solo del club nerazzurro.

Bene, torniamo al presente, cioè a questa mattina, quando la procura ha formulato le richieste di condanna nei confronti di Calaiò e il Parma: 4 anni e 50mila euro al primo, penalizzazione di 2 punti in serie B (cioè niente promozione, ma playoff da rigiocare) o 6 punti nella prossima serie A. In poche parole, per tre messaggi whatsapp Calaiò dovrebbe scontare una pena superiore di sei mesi a quella di Doni, reo confesso, mentre al Parma verrebbe applicata la stessa sanzione dell’Atalanta, 6 punti (o 2 in B) per un resto mai consumato, a differenza dei bergamaschi.

E’ anche vero che il reato di illecito sportivo non fa distinzione tra tentato o avvenuto illecito, ma quello a cui abbiamo assistito oggi rasenta il ridicolo. Richieste assurde, basate sulla libera interpretazione di tre messaggi dal tono scherzoso. Una follia senza precedenti. Gli organi federali dovrebbero farsi un esame di coscienza, perché i danni causati al Parma e al giocatore sono incalcolabili. Ci fermiamo qui (meglio), in attesa della sentenza.

 

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