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Parma Calcio

Scontro giocatori-società, il teatrino dell’assurdo

Scontro giocatori-società, il teatrino dell’assurdo

Il teatrino continua, come e più di prima. Un insulto davanti alla strage causata dal Covid-19 e alle gigantesche difficoltà che sta vivendo (e vivrà nei prossimi mesi) tutto il Paese. Ieri la Lega serie A ha approvato le linee guida per la riduzione degli stipendi dei giocatori (e allenatori), l’Assocalciatori ha risposto usando in modo assolutamente improprio la parola “vergognosa”. Sì, v-e-r-g-o-g-n-o-s-a. Il vocabolario della Treccani ci viene in soccorso: “E’ un sentimento più o meno profondo di turbamento e di disagio suscitato dalla coscienza o dal timore della riprovazione e della condanna morale o sociale di altri per un’azione, un comportamento o una situazione, che siano o possano essere oggetto di un giudizio sfavorevole, di disprezzo o di discredito”. Ecco, morale e sociale, appunto. Parole sparate a vanvera, senza dargli il giusto peso, senza contestualizzarle al momento che stiamo vivendo.
Parole che si porta via il vento, ma che prima finiscono nel tritacarne dell’opinione pubblica, del popolo, del tifoso, che fanno il giro dell’Europa e generano vergogna, questa volta nel vero senso del significato, verso un mondo, quello del calcio italiano (serie A), che continua a scontrarsi su un argomento troppo delicato, la riduzione del 30% degli stipendi “fortunati” dei calciatori. Ignorando che intanto alcuni loro colleghi lo hanno già fatto, tra cui quelli di Bayern Monaco, Barcellona, Borussia Moenchengladbach, Juventus (niente stipendio a marzo, aprile, maggio e giugno), Shalke e Werder Brema. Riduzione volontaria (v-o-l-o-n-t-a-r-i-a) in accordo con le proprie società. Il calcio è fermo per cause di forza maggiore, i club non incassano e i giocatori guadagnano meno. Elementare.
Così come è abbastanza chiaro che ricorrere all’articolo 1467 del codice civile (mancata prestazione, mancato pagamento) comporterebbe il rischio della risoluzione anticipata di molti contratti. In conclusione e senza entrare nel merito della percentuale di riduzione degli stipendi, non resta che la “contrattazione” privata tra giocatori e singoli club. E’ la soluzione del buon senso, la prima che doveva venire in mente a tutti, evitandoci così l’ennesima sceneggiata schizofrenica, irrispettosa e fuori contesto.

 

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