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Rugby Parma e futuro: senza Casagrande ma su che scenari?

Rugby Parma e futuro: senza Casagrande ma su che scenari?

Oltre all'ingresso con una quota del 5% negli Aironi vi è l'ipotesi di una nuova entità Â  con il Noceto.

Tiziano Casagrande ha sbattuto la porta per la seconda volta. E questa volta lo ha fatto violentemente dopo aver intuito che forse per fare i progetti ci vogliono evidenze concrete o che lui forse non rientrava in certi progetti. Oltre al fatto che con alcuni dirigenti il rapporto non è mai stato “idilliaco” e che anzi è andato giorno dopo giorno deteriorandosi, per usare un eufemismo. Quando la Rugby Parma contattò, e poi convinse, “Titta” a tornare si poteva presupporre che dietro vi fosse un progetto, parola cara all’ex dt gialloblù che già aveva cominciato a porre in essere quando arrivò nel 2005 e dunque una prima squadra. La società, nel suo scarno, e “di facciata”, comunicato continua a parlare di costruzione di progetti ai massimi livelli (questo il testo integrale: “La Rugby Parma FC prende atto della scelta del prof. Casagrande, che in data odierna ha deciso di abbandonare l’incarico di Direttore Tecnico affidatogli fino a giugno, venendo meno agli impegni presi senza alcun ragionevole motivo. La Società nonostante l’accaduto prosegue il suo percorso verso il traguardo della qualificazione alle coppe europee, sulla scia degli ultimi risultati positivi conseguiti dalla squadra, e prosegue nell’attività di costruzione di un progetto ai massimi livelli per la prossima stagione sportiva”). Quali? Oltre al 5% negli Aironi può la Rugby Parma mantenersi nel campionato d’eccellenza e, di conseguenza, disputare la Challenge Cup?
Facciamo un passo indietro. Durante l’estate la società rimase senza “nerbo” per circa un mese; una volta trovata l’attuale formazione societaria, furono richiesti sacrifici ai giocatori, si parlava addirittura di rischio iscrizione, nell’ordine di circa il 30%. Accettati, vista la situazione generale. Ciò nonostante, alla fine di gennaio è stato richiesto un altro ribasso e tutti sappiamo quanto si è protratta la faccenda che ha portato con sé la fuoruscita di Roberto Manghi, non più in sintonia con il comportamento della società. Domanda forse retorica: ma la società, incluso Manghi, non sapeva a settembre come erano messi i conti? La squadra, frastornata, continua a perdere e rischia seriamente il posto europeo che equivale a circa 400 mila euro (manna dal cielo).
Ecco allora il ritorno di Titta Casagrande che ha avuto più di un colloquio con Capitani e gli altri dirigenti prima di accettare. Sarebbe interessante sapere di che progetto avevano parlato. Di sicuro la società aveva bisogno di una persona che potesse essere a contatto con la squadra pena la deriva in campionato e lo ha trovato. Progetto futuro? O Casagrande non credeva più in quel progetto oppure il progetto non era tale o non lo comprendeva. Alla Rugby Parma difettavano, e difettano, soldi e giocatori. Per fare il prossimo campionato d’eccellenza potrebbero essere sufficienti all’incirca 700/800.000 mila euro ma c’è anche da saldare il pregresso e mettere il 5% negli Aironi. Andrebbe trovato qualche sponsor sostanzioso per poter continuare sulle proprie gambe. Discorso giocatori: togliendo gli stranieri, quelli delle liste federali, quelli non già accasati più i gemelli Pavan, cosa resta alla Rugby Parma? Tanto per una seven, e nemmeno tutta sua: Bricoli, Robuschi, Pompa, Mandelli, Patelli, Coletti, Mannato, Fiorani, Iannone. Qualcuno dirà: e i vari Giannotti, Fratini, Manghi, Rollo? Non sono certo in grado di fare un campionato d’eccellenza (non si disquisisce della bravura ma dell’esperienza e del fisico, non scordiamoci che provengono dal campionato Under20, e non d’Elite). I primi due potrebbero anche far parte del roster e disputare qualche partita, ma ne mancano almeno altri quindici (per arrivare a 26 ammesso che tutti i citati dicano sì). E bisogna partecipare pure alla Challenge Cup, perché non basta qualificarsi per avere il sostanzioso contributo.
Ci credono in pochi. Chi ama il rugby ducale, e per la storia della società, non può non augurarsi che tali foschi pensieri siano fallaci. Ma occorre guardare anche in faccia la realtà. Al momento vi sono due ipotesi. La prima è che la Rugby Parma “chiuda”, in questo caso vi sono due opzioni facilmente immaginabili, confidando sulle giovanili per ritornare grande fra qualche anno (Noceto docet); l’altra che vorrebbe un’aggregazione col Noceto ma solo per “l’eccellenza”. Non fusione, questa è esclusa. Noceto che ha sempre professato di voler mantenere la propria identità e che conta seriamente di essere promosso. E i debiti della Rugby Parma? Tutto ciò gioverebbe al Noceto? Per la Rugby Parma poco cambia dal punto di vista strettamente sportivo. E i contributi della Challenge? Nel regolamento nulla osta affinché una eventuale nuova società, di questo si tratterebbe, che prenda il posto di chi ha acquisito il diritto a disputarla lo faccia (e il contributo arriverebbe comunque). Su questa base il Noceto sta ragionando, e non da ieri, e dovrà sciogliere la riserva: si tratta di valutare pro e contro (e forse sarebbe anche una soluzione che il presidente Dondi non disdegnerebbe) ma anche di “scelta” di persone da inserire nella nuova entità che, evidentemente, non riguarda solo Casagrande.

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