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Rugby

INTERVISTA: Silvia Turani, da Colorno alle Barbarians

INTERVISTA: Silvia Turani, da Colorno alle Barbarians

Non se lo aspettava proprio Silvia Turani, forse nemmeno credeva fosse possibile e invece, in un pomeriggio come tanti, ecco squillare improvvisamente il telefono: “Salve Silvia, siamo le Barbarians! Le piacerebbe unirsi a noi per la trasferta di Cardiff?”. Una storia incredibile. Inutile che vi stiamo a raccontare della sua risposta, ovviamente positiva; meglio leggersi la prima intervista integrale ad una giocatrice che, in soli tre anni di rugby, ha collezionato uno scudetto, diverse presenze in Nazionale e ora la convocazione con la selezione migliore del mondo.

Silvia sei la dimostrazione vivente che i sogni, se supportati da una bella dose di coraggio e passione, possono avverarsi. Tre anni fa non avevi mai preso in mano una palla da Rugby e ora la convocazione con la squadra migliore del mondo … Cosa stavi facendo quando lo hai saputo e cosa hai provato?
“Ero in palestra e stavo per cominciare ad allenarmi. Sono rimasta letteralmente senza parole … Io? Silvia Turani? Convocata tra le Barbarians? Non poteva essere vero. Una prima linea si era infortunata e avevano chiesto suggerimenti a Ilaria Rossi (procuratrice di Giada Franco) per un replacement. Se penso a quante ragazze, anche tra le mie compagne, avrebbero meritato di essere chiamate prima di me, ancora non ci credo … Ringrazio infinitamente Ilaria per aver fatto anche il mio nome”.

Sappiamo che per giocare nelle Barbarians non bisogna solo essere brave … Si devono in primis rispettare tutti quei valori del rugby di cui tu sei grande portatrice: rispetto, impegno, famiglia e umiltà. Chi sono le prime persone a cui hai comunicato tutto?
“Era una notizia pazzesca, di cui non potevo spargere voce fino al momento dell’annuncio ufficiale; quindi mi sono limitata a chiamare mio fratello (che non mi ha risposto), un mio amico e il mio allenatore. Ero emozionatissima, anche perché sarei partita per Cardiff subito dopo il match con l’Inghilterra e ci ho messo davvero del tempo a realizzare cosa era successo. Ho fatto palestra con una carica incredibile, sforzandomi comunque di mantenere il focus sulla partita del giorno dopo”.

Pensi che questa sia la giusta ricompensa per tutti i sacrifici che affronti quotidianamente? Noi che un pochino ti conosciamo sappiamo che, oltre al rugby e a tutti gli allenamenti extra che ti sobbarchi, tu studi e lavori. Quali sono i segreti di questa tua scalata nel mondo ovale?
“Per il Rugby non ci si sacrifica mai: ogni allenamento, ogni partita, ogni rinuncia e ogni compromesso mi fanno sentire realizzata e felice. Ricevere un invito di questo tipo non fa altro che darmi ulteriore carica e voglia di lavorare duramente. Non ho segreti in particolare, non mi sono mai posta degli obiettivi a lungo termine: lavoro giorno per giorno con l’idea di dare il massimo sia durante gli allenamenti che in partita”.

C’è qualcuno in particolare che vorresti ringraziare per averti aiutata a raggiungere questo traguardo?
“Ho la fortuna di lavorare quotidianamente con compagne di squadra fantastiche e staff tecnici preparatissimi, sia a Colorno che in Nazionale. Forse il vero segreto sta nel divertirsi sempre e comunque, nel trovare motivazioni anche quando va tutto storto. Ringrazio tutte quelle persone che ogni giorno contribuiscono a migliorarmi sia come persona che come atleta e mi auguro che presto tante altre italiane possano essere convocate dalle Barbarians”.

 

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