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Mbandà e Guareschi, i trequarti contro il Covid-19

Mbandà e Guareschi, i trequarti contro il Covid-19

La scorsa settimana, in occasione delle celebrazioni del 2 Giugno, il Presidente Sergio Mattarella ha insignito Maxime Mbandà, terza linea delle Zebre Rugby, dell’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica italiana. L’Ordine al merito rappresenta il principale degli Ordini della Repubblica, istituito per “ricompensare benemerenze acquisite verso la Nazione nel campo delle lettere, delle arti, dell’economia e nell’impegno di pubbliche cariche e di attività svolte a fini sociali, filantropici e umanitari, nonché per lunghi e segnalati servizi nelle carriere civili e militari”. Tra i 57 nomi pronunciati, c’era anche quello del flanker italiano, adoperatosi nei mesi di marzo, aprile e maggio come volontario per l’Associazione PA Seirs di Parma.

Tutto questo ormai lo sapete, quello che non sapete è che al suo fianco c’era un ragazzo di 18 anni di nome Nicolò Guareschi, che esattamente come il Campione delle Zebre ha viaggiato avanti e indietro dagli Ospedali di Parma e Provincia per trasportare pazienti malati di Covid-19 e consegnare alimenti e materiale farmaceutico alle persone bisognose. Trent’anni fa era stato proprio il padre di Nicolò, Daniele Guareschi, a fondare insieme a due colleghi l’Associazione PA Seirs di Parma, alla quale Mbandà non appena scoppiata l’emergenza aveva telefonato per offrirsi volontario. Ricevuto il via libera del Presidente Luigi Iannaccone, i due trequarti di Rugby Colorno e Zebre avevano iniziato a collaborare sulle Ambulanze, affrontando 3 mesi di turni sfiancanti senza mai perdersi d’animo.

“E’ stata un’esperienza di vita vera e propria”, commenta Guareschi. “Se da un lato ne sono uscito gratificato e felice di aver dato una mano, dall’altro alcune scene mi hanno parecchio segnato, lasciandomi immagini di sofferenza che mi rimarranno dentro. Non era la prima volta che facevo il volontario, ma devo dire che in questa occasione ho capito realmente cosa significhi mettersi al servizio del prossimo. Collaborare con Max è stato splendido, lui è un ragazzo dal cuore d’oro, pieno di energia e con tanta voglia di lavorare e scherzare. Avrebbe potuto tranquillamente starsene a casa sul divano e invece di sua iniziativa ha contattato l’Associazione per unirsi a noi. Ci siamo ripromessi, non appena possibile, di trovarci in campo per allenarci insieme”.

“Credo che lo sport abbia tanto bisogno di persone come Max, portatrici di valori sani e passione per la vita”, conclude Nicolò. “Sono molto contento del messaggio che il Rugby, attraverso di lui, ha mandato a tutta l’Italia. Speriamo piano piano che sempre più persone si avvicinino al mondo ovale”.

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