IL COMMENTO: piccoli segnali di vitalità, ma la crisi non è finita

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Ultimo aggiornamento: 30 aprile 2017

Il Parma raccoglie i cocci e torna da Teramo con un piccolo segnale di vitalità che riaccende una luce soffusa, ma non troppo, dopo quattro settimane da incubo. Uno 0-0 che, grazie al tonfo interno del Pordenone (1-2), vale il secondo posto in solitaria. Ma è un brodino striminzito e insipido, che non risolve i problemi che affliggono i crociati.

Due le questioni irrisolte: la tenuta fisica e l’astinenza da gol. Problemi pesanti, perché nel primo caso la squadra ha ceduto di botto a metà ripresa, soprattutto a centrocampo dove Munari, più che Scavone, è apparso in evidente difficoltà; l’ex Cagliari andava sostituito dopo un’ora passata a boccheggiare tra difesa e attacco, ma il primo cambio di D’Aversa (Scozzarella per Corapi) è arrivato solo a 6 minuti dalla fine del 90esimo. Una scelta apparentemente incomprensibile e non finalizzata alla crescita del gruppo in ottica playoff. Il secondo problema è l’astinenza offensiva: oggi il Parma ha costruito 8 nitide occasioni per passare in vantaggio, ma l’imprecisione e in alcuni casi l’egoismo di Calaiò e Baraye hanno spento qualsiasi velleità. Problemi che nessuno avrebbe mai pensato di dover affrontare, considerando il potenziale offensivo a disposizione di D’Aversa. Eppure è successo, il Parma non segna da oltre 400 minuti.

Problemi che il ritiro di una settimana a Collecchio non ha risolto (d’altronde nessuno ha la bacchetta magica), a differenza di altri aspetti che invece diffondono un velo sottile di ottimismo: la squadra, infatti, ha lottato finché le gambe hanno retto e ha avuto un atteggiamento più umile rispetto al recente passato, malgrado la puzza sotto il naso sia una dettaglio con cui dover convivere fino alla fine, perché è nel Dna di questa rosa.

Il Parma ha giocato da provinciale, come aveva chiesto D’Aversa alla vigilia: la speranza è che il pareggio odierno, contro un avversario modesto, sia solo l’inizio della risalita, perché diversamente sarà dura avere ambizioni di altro tipo. Tuttavia, nel finale i padroni di casa hanno sciupato con l’esperto Sansovini un occasione colossale a tu per tu con Frattali; 60 secondi dopo è toccato a Caliò. Due fatti che hanno rischiato di ridisegnare la storia della gara e di conseguenza il giudizio complessivo. Così come i tre gol annullati ai crociati per fuorigioco, molto dubbio quello di Scavone; oltre alla traversa colpita da Munari nel primo tempo.

Partita simpatica e ricca di occasioni, ai punti il Parma avrebbe sicuramente meritato qualcosina di più; in attesa che arrivino tempi migliori e che D’Aversa e il suo staff trovino il modo di ridare brillantezza alla squadra, anche se il sospetto che qualcuno abbia tirato in remi in barca in vista dei playoff è più che fondato.

Domenica c’è il derby con la Reggiana e ogni discorso lascia il tempo che trova, perché la vittoria è l’unica strada percorribile per ricompattare tutto l’ambiente, dopo un mese che faremmo meglio a cancellare dai libri di storia.

 

 

(Foto Parma Calcio 1913 by Giovanni Padovani)

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